Una settantina di donne all'anno, con un aumento del 30% rispetto al 2016. Il boom, tra denunce e segnalazioni, è arrivato negli ultimi due mesi. Stiamo parlando di casi di violenza sulle donne, quelle che riescono a trovare il coraggio di rompere il silenzio durato spesso per tutta una vita. Quelle che si sono rivolte, nel più totale anonimato, al centro antiviolenza del Comune di Cassino.
I fattori di questa crescita esponenziale, spiegano le operatrici, possono essere diversi: a concorrere anche il fatto che aver reso pubblica la presenza del centro antiviolenza del Comune ha permesso a molte persone di sapere che c'è chi può tendere loro una mano. Così da aver offerto a chi ne ha bisogno una sicurezza nuova in grado di rompere il silenzio, figlio della paura e della solitudine.
Nessuno si salva
Non c'è una categoria "privilegiata" immune dalla violenza di genere. Allo sportello antiviolenza si rivolgono professioniste, donne in carriera, casalinghe e disoccupate. La fascia maggiormente colpita dalle violenze è quella che va dai 30 ai 45 anni. Ma non mancano casi di signore anziane o giovanissime, poco più che maggiorenni: «Abbiamo avuto anche casi di donne sui 70 anni che dopo una vita di violenze e soprusi, spesso mandati giù per i figli, si sono fatte avanti» hanno sottolineato dal centro antiviolenza del Comune. E non provengono soltanto da Cassino: in percentuale a ricorrere all'aiuto delle operatrici sono molte donne dell'hinterland. Specialmente provenienti dalla Valle dei Santi. Italiane e straniere, soprattutto dell'Est: questo l'identikit delle vittime.
Tutte nelle vesti di compagne o mogli: «Non esiste una categoria sociale o una fascia più protetta rispetto ad un altra. Allo stesso tempo ciascun caso è uguale soltanto a se stesso - ha spiegato un'operatrice del centro comunale - Alcune assonanze tra le storie che arrivano da noi potrebbero essere riscontrate soltanto nel modo in cui si declina la violenza tra le mura domestiche».
Così come non esiste una categoria meno a rischio, allo stesso tempo non esiste "un filo rosso" in grado di legare i diversi casi: ciò che accomuna le storie delle vittime è soltanto l'ambito in cui nascono le violenze, cioè in famiglia, e il fatto che a subire siano più donne che uomini. Uno soltanto quello che si è rivolto alle operatrici cassinati per chiedere aiuto.
La violenza non è però, soltanto, quella fisica. Esiste una violenza verbale e psicologica più invasiva di quella che si traduce nelle percosse e nei lividi. E una violemza, come quella che confluisce nell'abusato termine "stalking", che rende la vita impossibile.
L'unica arma, in tutti i casi, è trovare il coraggio di denunciare e ricominciare.