Uno scambio di persona? La presenza di un uomo praticamente identico all'imputato? O soltanto un errore grossolano? Cosa ci sia davvero dietro alla disavventura giudiziaria che ha coinvolto un quarantenne di Cassino ancora non è molto chiaro. L'unica certezza è che l'uomo ha scontato cinque mesi di carcere per un'ipotesi piuttosto pesante, quella di rapina, senza aver commesso alcun reato. A dimostrare l'assoluta estraneità ai fatti contestati al suo cliente è stato l'avvocato Carlo Risi che ha condotto una certosina indagine difensiva riuscendo a dimostrare l'innocenza del suo cliente.

La questione
A marzo scorso l'imputato era stato raggiunto da una misura di custodia cautelare in carcere emessa dall'autorità giudiziaria cassinate e poi confermata dal Tribunale del riesame di Roma in quanto accusato da una signora di essere l'autore della rapina subita dalla stessa l'anno precedente in una zona periferica di Cassino. Secondo quanto riferito dalla donna, il rapinatore l'avrebbe presa alle spalle e le avrebbe portato via la borsa con documenti e soldi. Ne sarebbe seguito un primo riconoscimento da parte della vittima della rapina attraverso il sistema del fotosegnalamento, poi persino in aula nel corso del contraddittorio tra le parti.

L'accusato, intanto, ha scontato cinque mesi di custodia cautelare in carcere pur professandosi sempre innocente: sin dal primo momento l'uomo ha dichiarato che al momento della rapina si trova in ben altro posto, fornendo anche relativi riscontri. Con lui, infatti, alcuni testimoni chiave. Non solo. Attraverso indagini difensive accurate, l'avvocato Carlo Risi (in sede di giudizio abbreviato) ha anche portato in aula una corposa prova documentale con la produzione di tabulati telefonici ed altri elementi che hanno dimostrato la sua estraneità dai fatti contestati. Il dottor Scalera ha colto in pieno la tesi difensiva del legale assolvendo l'uomo per non aver commesso il fatto.