Un'integrazione probatoria per risalire alle cause del crollo del viadotto Biondi. Nell'inchiesta che vede sotto accusa l'ex dirigente dei Lavori pubblici Francesco Acanfora, difeso dall'avvocato Calogero Nobile, ieri era in corso l'udienza preliminare. Il pubblico ministero Alessandreo Di Cicco ha sollecitato al gup Antonello Bracaglia Morante il rinvio a giudizio del dirigente. La difesa, invece, ha fatto leva su una serie di documenti, in base ai quali la competenza sarebbe da ricondurre ad altri soggetti e ad altri settori dell'amministrazione. Il giudice, dopo essersi ritirato in camera di consiglio, alla fine ha ritenuto necessario procedere a un'integrazione probatoria per sentire, sull'argomento, il geologo del Comune Marco Spaziani.

La frana del viadotto Biondi ebbe inizio il 13 marzo 2013. Prima un piccolo distacco di una parte dell'asfalto, poi, nei giorni successivi, in tre riprese ci fu il cedimento dell'ultimo tratto del collegamento, nei pressi di piazza San Tommaso d'Aquino. Alla fine, la frana si mangiò quasi mezza carreggiata dell'ultimo tratto del viadotto. Una ferita ancora aperta che ha determinato non pochi disagi, di fatto isolando una parte della città alta, obbligando chi voleva scendere verso la zona bassa ad utilizzare viale Mazzini e via Ciamarra.

L'amministrazione Ottaviani, in attesa dell'intervento definitivo da parte della Regione Lazio, avvenuto in questi giorni, ha puntato a soluzioni alternative. L'obiettivo era ripristinare almeno una parte della viabilità urbana, tenuto conto dell'importanza del collegamento. Si è pensato così al ponte Bailey, realizzato da una società olandese, in grado di permettere la riapertura della carreggiata anche ai veicoli e ai pedoni.
Nel frattempo sul cedimento è stata aperta un'inchiesta: ad Acanfora «per colpa consistita in negligenza» è contestato l'aver cagionato, o non impediva, la frana che il 13 marzo 2013 interessò il versante della collina di viale Veneto, «il cui confluvio - evidenzia il pm - è attraversato dal viadotto Biondi, con il conseguente crollo della carreggiata stradale».