Sei anni all'assassino di Angelo Ascione, l'idraulico sessantaquattrenne di Pescosolido morto dopo 9 giorni di agonia il 27 febbraio 2014, massacrato in piazza a calci e pugni. Accusato di omicidio preterintenzionale è Danny Palombo, all'epoca dei fatti trentasettenne: i giudici gli hanno riconosciuto le attenuanti generiche.
In primo grado, infatti, era stato condannato a otto anni con rito abbreviato.

I fatti

La vicenda risale a tre anni fa, esattamente al 18 febbraio, quando Angelo Ascione era andato nell'abitazione di Palombo per riparare la lavatrice, che era stata acquistata nel suo negozio. In casa aveva trovato la giovane moglie americana del trentasettenne con i figli: proprio lei, al rientro del marito, avrebbe raccontato di essere stata molestata dall'idraulico. Palombo, furioso per quanto accaduto, raggiunse l'uomo nella piazza centrale del paese e ben presto dalla lite si passò alla violenza fisica. Ascione fu colpito ripetutamente con calci e pugni: soccorso dal 118, venne prima portato all'ospedale SS.Trinità di Sora e poi trasferito al Policlinico Umberto I della capitale, dove morì il 27 febbraio. Ieri mattina, davanti alla Corte di Assise di Appello di Roma, si è celebrato il processo di secondo grado a carico di Danny Palombo. All'uomo, difeso dagli avvocati Lucio Marziale e Francesco Venafro, sono state riconosciute le attenuanti generiche: la pena è stata ridotta a sei anni di reclusione. A sorpresa i consulenti della Procura della Repubblica di Roma hanno individuato anche responsabilità del neurochirurgo del Policlinico Umberto I, il quale, secondo il pm, «avrebbe ritardato in modo colpevole di intervenire chirurgicamente su Ascione, contribuendo a determinarne la morte». A ottobre scorso, il gup del Tribunale di Roma ha rinviato a giudizio il medico per omicidio colposo. I figli di Ascione, distrutti dal dolore per la perdita del genitore, scrissero anche una lettera aperta in cui difesero la dignità e rispettabilità del loro padre.