La notizia era finita su tutti i giornali. Mario Castagnacci, uno degli arrestati per l'omicidio di Emanuele Morganti, era stato scarcerato proprio la mattina stessa del pestaggio. Un arresto lampo, fermato, insieme ai tre coinquilini della casa romana del Pigneto, e poi subito il ritorno ad Alatri. Ora per quel fermo nella capitale, domani, Castagnacci e i suoi tre amici subiranno un processo davanti al giudice Riva. Era un giovedì sera. Nell'abitazione che Castagnacci condivide con altri due ragazzi di Alatri e una ragazza toscana bussano i carabinieri di Roma San Pietro. I militari dell'Arma sono lì per una perquisizione. Cercano la droga. E la trovano. Nel complesso i militari dell'Arma mettono le mani su 20 grammi, per circa 300 dosi, di cocaina (pura al 96%), più 300 grammi per 600 dosi di hashish, 100 grammi di marijuana e 129 grammi di crack. L'indomani, e siamo a venerdì, i quattro vengono portati davanti a un giudice per la convalida.

Il pm, uno dei giudici non professionali che coadiuvano nelle udienze i magistrati, non chiede il mantenimento della misura restrittiva. Le difese fanno leva sul consumo di gruppo. Essendo tutti benestanti e titolari di contratto di lavoro potevano permetterselo - è il senso della difesa. Al giudice al quel punto non resta altro da fare che convalidare l'arresto e scarcerare i quattro. Non essendo stata richiesta la misura cautelare, non può andare oltre. Si limita ad applicare il codice e a ridare la libertà al gruppetto. Non prima di aver fissato per domani l'udienza per la direttissima. Ovviamente nessuno poteva sapere quanto sarebbe accaduto poche ore dopo ad Alatri. Con Castagnacci rientrato in Ciociaria e uscito, la sera, per andare al Miro music club. Lì Emanuele Morganti venne cacciato dal locale e poi selvaggiamente picchiato all'esterno, tanto da provocargli la frattura del cranio che ne ha determinato la morte. Per quell'episodio qualche giorno dopo furono arrestati, sempre a Roma, dove nel frattempo si erano rifugiati, lo stesso Mario Castagnacci e Paolo Palmisani.

A bloccarli ancora una volta i carabinieri, partiti questa volta da Alatri, e per un'accusa ben più grave: l'omicidio. Un po' di tempo dopo ai due si aggiunge un terzo arresto, Michel Fortuna, frusinate di 24 anni. Otto in tutto gli indagati. Il clamore della vicenda della scarcerazione di Castagnacci il giorno stesso della morte di Morganti ha portato il caso davanti al Csm e al ministro della Giustizia Andrea Orlando su iniziativa del membro laico del Csm Pierantonio Zanettin della deputata di Noi con Salvini Barbara Saltamartini.