«Mia figlia era plagiata da queste persone. Era succube. Voleva ribellarsi, dire basta, ma l'hanno uccisa». Sono trascorse tre settimane dalla morte di Gloria Pompili e il dolore, misto a rabbia, della mamma Carmela è ancora forte. E sicuramente lo sarà per sempre. Non riesce subito a chiamare per nome soprattutto la cugina (Loide Del Prete), arrestata ieri mattina insieme al compagno, nonché cognato della vittima, Saad Mohamed Mohamed Elesh Salem. Parla di «quelle persone, quella gente». Al telefono la mamma di Gloria ci ha raccontato del suo rapporto con la figlia, delle tante volte che ha provato a «farla parlare.
A confidarsi con me, ma non si è mai aperta. C'era sempre mia cugina». Adesso Carmela fa il suo nome. Quello della parente con cui non scorreva buon sangue e che era riuscita ad allontanarla dalla figlia. «Fino a qualche anno fa avevamo un bel rapporto, certo come in tutte le famiglie c'erano discussioni tra madre e figlia, ma alla fine si finiva per fare pace. Mia figlia era una ragazza solare, dolcissima - ci racconta la signora Carmela con un tono pacato - Una mamma premurosa e affettuosa. Poi è cambiata» e qui la voce si interrompe. Subito dopo riprende, con rabbia ora. «Gloria non la vedevo più felice, era triste.Tante volte le ho detto di confidarsi con me, ma inutilmente. Aveva paura forse. Era quotidianamente presente la zia. Io ho sempre pensato che potessero essere stati loro».

E ieri mattina la notizia. «Stavo lavorando quando è arrivata una telefonata con cui mi è stato comunicato che "quelli" erano stati arrestati». E sulle costrizioni a cui era sottoposta la figlia, Carmela ha detto: «In un primo tempo non volevo credere a quello che mi dicevano, che Gloria la vedevano sulla strada. E quando le ho chiesto se fosse vero, lei ha sempre negato, dicendomi che andava a lavorare con la zia a Nettuno. Stessa cosa mi diceva mia cugina. Invece, non era vero nulla.
Lei non era una prostituta, l'hanno obbligata a fare certe cose. E si era stancata. Sono sicura che voleva ribellarsi, ma l'hanno fatta fuori».

Intanto, la famiglia di Gloria precisa che la ragazza non era orfana né di padre né di madre. 

Un colpo fatale, sferrato probabilmente con un bastone recuperato e sequestrato a poca distanza dal luogo di ritrovamento del corpo privo di vita. Poi un'ora di sofferenza in auto, davanti ai figli, prima della morte. È stato questo l'ultimo, orribile viaggio di Gloria Pompili. Da Nettuno, luogo in cui era costretta a prostituirsi, in direzione della sua casa di Frosinone, in via Bellini, mai raggiunta a causa del decesso.
Un percorso, quello dalla Ciociaria al litorale e viceversa, fatto insieme ai parenti che gestivano due frutterie a Nettuno e ad Aprilia, che è finito sotto la lente dei carabinieri. Nella notte del ritrovamento del cadavere, infatti, si recarono sulla Monti Lepini i militari del Nucleo investigativo coordinati dal capitano Michele Meola del Reparto operativo di Latina, i colleghi del Nucleo operativo della Compagnia di Terracina, agli ordini del capitano Felice Egidio, e il tenente colonnello Pietro Dimiccoli. L'aggressione sarebbe avvenuta proprio all'interno dell'auto, in un punto del tragitto ricadente nel territorio della provincia di Latina: qui Gloria ha ricevuto le percosse mortali, forse per essersi ribellata per l'ennesima volta ai familiari che la costringevano a prostituirsi o per non aver "reso" abbastanza in termini economici. Magari la cugina della madre e il cognato avrebbero voluto più soldi, oppure Gloria tratteneva parte degli incassi del suo lavoro per provare a ricostruirsi una nuova vita. Un quadro complicato, dunque, con la donna che ha ricevuto trattamenti non proprio amorevoli dalla famiglia, dove aveva provato a rifugiarsi dopo una relazione andata male ma dalla quale erano nati i due figli di 5 e 3 anni, uniche gioie della sua vita finita a 23 anni.
Poi il tentativo di ripartire, con il marito anche lui d'origine egiziana, che le venne presentato come il fratello del compagno di quella che di fatto era sua zia.
Infine, un matrimonio sul quale ancora si cerca di fare chiarezza e una morte terribile. Insomma, una storia bruttissima, che non è comunque giunta al suo epilogo: le indagini, infatti, andranno avanti, anche perché nell'inchiesta condotta dalla Procura di Latina potrebbe essere vagliata anche la posizione di altre persone.

di: Francesco Marzoli

Un delitto brutale, maturato in un contesto familiare difficile. Così, durante la conferenza stampa di ieri mattina in Procura a Latina, è stata definita la morte di Gloria Pompili, la 23enne di Frosinone trovata senza vita sulla Monti Lepini, in territorio di Prossedi, nella notte tra il 23 e il 24 agosto scorsi.I presunti responsabili sono stati arrestati all'alba di ieri a Frosinone.
In particolare, a finire in carcere per le ipotesi di reato di decesso a seguito di maltrattamenti in famiglia e sfruttamento della prostituzione sono stati Loide Del Prete, classe 1978 di Frosinone, cugina della madre di Gloria, e Saad Mohamed Mohamed Elesh Salem, classe 1994 e d'origine egiziana, compagno della Del Prete nonché cognato della vittima. Entrambi difesi dall'avvocato Filippo Misserville.
L'ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone su richiesta del sostituto procuratore Luigia Spinelli è stata eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Latina e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Terracina.

«I carabinieri, fin dal primo momento, non hanno mai smesso di cercare di dare un volto a chi aveva ucciso Gloria ha affermato, in conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza In più, sono state tante le persone che hanno voluto collaborare: credo di non aver mai visto un'indagine in cui le persone si sono trasformate in vere e proprie telecamere».Il procuratore aggiunto, a tal proposito, si è detto tranquillo sulla portata delle fonti di prova raccolte sia con tecniche tradizionali che con l'ausilio delle moderne modalità d'indagine che dimostrano dei fatti gravi, figli di un degrado sociale in cui la donna ammazzata di botte viveva.
Durante la conferenza il colonnello Gabriele Vitagliano, comandante provinciale di Latina, ha invece rilevato la difficoltà di operare nell'accertamento di fatti accaduti in ambito familiare.«La vita della vittima ha evidenziato ci ha indirizzato sulla ricostruzione dei fatti fino a permetterci di collocare in un contesto significativo sia la vittima che i presunti responsabili della sua morte. Gli accertamenti tecnici, poi, hanno confermato la ricostruzione dei fatti. «Svolgere le indagini su delle persone in un contesto che avrebbe dovuto essere contrassegnato dall'affetto, è stato difficile», ha poi aggiunto il capitano Margherita Anzini, al comando della Compagnia di Terracina, che non ha mancato di lanciare un messaggio alle donne vittime di violenza.
Chiaramente le indagini andranno avanti: gli accertamenti che hanno portato all'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due presunti responsabili del delitto hanno fatto emergere un contesto violento in cui viveva Gloria.
Pestaggi quotidiani e percosse perché Gloria nonostante tutto non avrebbe voluto prostituirsi. Le botte, stando alle prime indiscrezioni, erano state sempre più violente, fino ad arrivare al colpo talmente forte da costarle la vita (un colpo che ha provocato la frattura di una costola che ha poi perforato fegato e milza provocando l'emorragia interna fatale). .
Scene terribili, dunque, che non sono sfuggite agli occhi della gente: chi, fino a quel momento, aveva taciuto, ha deciso di collaborare. Dalle urla in casa fino alle botte sia dentro che fuori dell'abitazione, ma anche gli ultimi momenti della storia, quando il corpo di Gloria è stato tirato fuori dall'auto sulla 156 dei Monti Lepini, sotto agli occhi dei due figli piccoli, di 3 e 5 anni: qualcuno, ascoltato dagli investigatori, ha sempre visto o sentito tutto. E questo, ai fini dell'indagine, è stato un bene. Infine, ieri mattina all'alba l'arresto nelle rispettive abitazioni di Frosinone. 

di: Francesco Marzoli