Pioggia batte fuoco. E le fiamme si abbassano. Per ora! Ma non prima di aver divorato altre zone, anche ieri mattina, riuscendo nell'impresa di strappare alla terra ulteriori pezzi di verde fino all'ultimo secondo, fino a quando le prime precipitazioni non hanno indebolito la furia che ha devastato la provincia. Pioggia che cade sul bagnato di una Ciociaria sfigurata, con il vento che continua a sollevare cenere mandando ancora in circolazione quell'odore acre che ha tolto il sonno a migliaia di cittadini impegnati, al fianco dei soccorritori, a spegnere quel fuoco che correva verso case e strade, dopo aver polverizzato coltivazioni, uliveti anche secolari, vigneti di famiglia, con animali carbonizzati e altri che ancora oggi vagano lungo le strade segnate dal passaggio dei roghi.

Diversi gli allevatori ancora a "caccia" del proprio bestiame, senza però possedere più una stalla dove alloggiarli. Ieri mattina, prima che il cielo plumbeo regalasse l'acqua, si è provveduto a domare l'incendio di monte Trocchio a Cervaro che ha reso la notte insonne. L'aria era davvero irrespirabile, e l'odore nauseabondo è arrivato fino a Cassino. Un corpo a corpo notturno tra uomo e fuoco per evitare che venissero coinvolte le abitazioni, con unità aeree in azione. In mattinata, verso le dieci, la situazione sembrava finalmente sotto controllo. Ma un'ora più tardi le fiamme hanno ripreso vigore in un altro punto della pineta di Santa Lucia dove è tornato a operare un elicottero. Mattinata di fuoco a Ripi con un incendio divampato intorno all'una nella zona Meringo alto, vicino alle case popolari: ore di lavoro per vigili fuoco, protezione civile e carabinieri e nuovo terrore negli occhi della gente.

A Supino, sul monte Gemma, canadair in azione, ieri, dopo giorni di lavoro sfiancante per domare fiamme che sembravano inestinguibili come quelle della Monna.

L'esercito c'è
Di buon mattino erano in azione i droni Raven del 41esimo reggimento Cordenons di Sora. Hanno iniziato a sorvolare l'area nord della provincia quando le prime piogge hanno fatto sospendere l'attività. Gli speciali dispositivi, capaci di muoversi anche di notte grazie agli infrarossi, sono in grado di rilevare tutto, anche le fonti di calore e, dunque, soggetti in movimento. Solo nella giornata di giovedì hanno permesso di localizzare tre nuovi roghi sulle montagne di Coreno. Grazie alla tempestiva segnalazione ad opera dell'esercito, i vigili del fuoco sono riusciti ad operare in maniera puntuale e immediata, evitando nuovi fronti di fuoco.

Task force mai vista
Ma, come sottolineato dal prefetto Emilia Zarrilli, gli uomini in più sono arrivati e il loro effetto si è visto. Mezzi e unità dai vigili del fuoco di Roma e militari dell'esercito per presidiare le zone a rischio. Una task force mai vista per combattere incendi e, soprattutto, piromani in una provincia che ha avuto il 1.700% di roghi in più rispetto allo scorso anno. Un dato che parla da solo, senza commenti, e che racconta la triste storia di una estate dove ha regnato l'emergenza.

Rischio smottamenti
Ma se la pioggia è "salvifica" per evitare che ardano altre montagne e valli, essa rappresenta anche un nuovo incubo. A monte Cairo, dove il fuoco si è impossessato di ogni spazio verde, sussiste un incombente pericolo frane. Negli anni cinquanta si effettuarono lavori e piantumazioni (anche ad opera di un migliaio di cittadini) per contenere le "colate di fango" che in tempi passati si erano verificate. Ora quel patrimonio boschivo e quella "resistenza" naturale alle intemperie è stata cancellata e la paura che temporali e acquazzoni possano replicare episodi disastrosi aleggia nella testa di tutti.

Stessa situazione a Roccasecca e Colle San Magno. Lì sono stati già avviati i sopralluoghi comunali con le dovute segnalazioni alla Regione sulle maggiori aree a rischio. Ma la paura per gli smottamenti è comune a tutta la Ciociaria che si prepara anche a un autunno di... fuoco!