L'area dei Monti Lepini devastata dai roghi. Le montagne e le colline della zona da settimane sono sotto assedio. Dopo gli incendi che hanno riguardato l'area attorno e a ridosso di Patrica, da giorni le fiamme stanno distruggendo decine di ettari di boschi tra Morolo e Supino. La difficoltà per i vigili del fuoco, gli uomini della protezione civile e i volontari, è che i due incendi che si stanno verificando si trovano in alta quota. Se a Morolo la situazione dopo le fiamme che si sono sviluppate nel primo pomeriggio di lunedì, sono di fatto sotto controllo, con le fasi di spegnimento ultimate, è nella vicina Supino che la situazione è drammatica. Ieri le gigantesche colonne di fumo, che si stanno sviluppando lungo i versanti del monte Gemma, hanno invaso sia Morolo sia Supino, generando paura e allarme nella popolazione, che segue le fasi di spegnimento e di avvicinamento delle fiamme con ansia e preoccupazione.
Un incendio dal fronte enorme, di decine di ettari. Con un'aggravante. Infatti, vista l'impossibilità di raggiungere a piedi le zone incendiate con uomini e mezzi a terra, si lavora soltanto con mezzi aerei. Nello specifico elicotteri, visto che i Canadair sono stati dirottati su altri incendi nella provincia. «Un quadro drammatico – afferma il vice sindaco di Supino Giovanni Pomponi, che segue l'evolversi della situazione minuto per minuto insieme agli operatori e ai soccorritori – Arrivare sul fronte del fuoco è impossibile, si tratta di zone impervie, in alta quota, che si possono raggiungere soltanto con gli elicotteri. Inoltre, stiamo parlando di un fronte di decine di ettari e lavorare nelle fasi di spegnimento solo con mezzi aerei non è facile. Purtroppo, i Canadair sono stati dirottati su altre aree (Guarcino e Vicalvi), dove le fiamme sono vicine alle abitazioni e per questo, giustamente, hanno la priorità».
Una situazione difficile che viene monitorata costantemente, anche perché il vento è un elemento che può cambiare la situazione all'improvviso. Al lavoro, comunque, ci sono decine di uomini, squadre di vigili del fuoco che coordinano le operazioni, la protezione civile e addetti del comune. Anche gli amministratori sono in campo e la notte appena trascorsa è stata molto lunga. Nel capoluogo un rogo ha interessatola zona "Forcella", al confine con Torrice. Sul posto anche un elicottero.

Non c'è mai fine al peggio. Le fiamme per tutta la notte tra lunedì e martedì hanno continuato a divorare monte Cairo, a Cassino. Squadre di vigili del fuoco, volontari della Protezione civile, dei Vds e tantissimi cittadini sono al lavoro senza sosta da settimane. Negli ultimi giorni, poi, la tragedia ha accomunato tutta la popolazione del Cassinate, la gente ha chiesto giorni di permesso e ferie dal lavoro e sta andando sulle montagne per offrire sostegno ai vigili e ai volontari: usano frasche, secchi di plastica, caricano i furgoni con beni di prima necessità, acqua e cibo per quegli uomini che dall'inizio dell'estate non hanno avuto un'ora di tregua.

Gli anziani, che su quelle montagne hanno investito i loro averi, che portavano le loro bestie al pascolo e che possiedono colline da decenni, si sono portati sui confini dei roghi. Hanno cercato di spegnere gli incendi anche a mani nude, ma le fiamme erano ingestibili e hanno divorato alberi altissimi. Al fianco dei vigili e dei volontari quegli uomini, quei "nonni" con le mani sporche e i volti neri di cenere segnati da righe di lacrime, hanno visto e sentito i loro animali morire. Tra questi cittadini anche Salvatore Panzini, un residente della popolosa frazione di Caira, in questi giorni è salito su monte Cairo e ha ripreso da vicino la tragedia.

«La montagna è devastata. La vegetazione è distrutta. I sentieri non esistono più - ha spiegato, esausto e con il volto coperto da una bandana per proteggere le vie respiratorie - Luoghi in cui siamo cresciuti, dove la domenica si veniva a fare trekking e scampagnate. Tutti gli steccati dei sentieri sono andati in cenere. Per tutta la popolazione del Cassinate questa è un'enorme tragedia, una ferita che forse non si rimarginerà mai. Ci vorranno decenni per rivedere la vegetazione rinvigorita, ma nei nostri cuori resteranno sempre le immagini della devastazione e il crepitìo delle fiamme». Intanto, i vigili del fuoco sono distrutti, stanchissimi ma non si tirano indietro davanti a nessuna difficoltà. Scappano da un comune all'altro, da una montagna a una collina, continuando a garantire assistenza per tutti gli altri interventi, domiciliari e stradali. Davanti a questa enorme tragedia è nato un esercito, composto da professionisti, volontari, cittadini. Uomini esausti che hanno dato tutto e che, ormai senza forze, continuano ad arrampicarsi e a lavorare. Ora quei terreni andranno bonificati e messi in sicurezza. Alberi e steccati pericolanti devono essere portati via e le carcasse degli animali morti devono essere smaltite. L'incubo non è ancora finito, dopo l'inferno arriveranno il freddo, la pioggia e la neve. Intanto, dalla Procura di Cassino sembra sia partita un'indagine per l'incendio che ha devastato monte Cairo. Quasi certa la matrice dolosa del disastro. Sui social foto e commenti impazzano.Tutti accomunati dall'amore per una terra ferita.

di: Paola E. Polidoro