Cassonetti degli abiti usati presi di mira da profughi che notte dopo notte, aiutati dal buio, portano via enormi buste di indumenti lasciando poi fuori sul marciapiede e nei prati attigui i vestiti che non servono. I residenti sono ormai esausti di risvegliarsi con distese di abiti strappati che coprono la strada. Ma l'aspetto che sta sollevando più polemiche è il perché di questi furti continui. Di cosa hanno bisogno questi giovani che depredano i cassonetti?
Gli abiti che vengono lasciati in queste settimane dai cittadini sono perlopiù invernali e quindi poco adatti alla stagione afosa che stiamo vivendo. Inoltre, l'enorme mole di capi che i profughi si caricano sulle spalle e portano via a bordo di biciclette pericolanti sparendo nel buio della città martire non trova una spiegazione, semmai genera curiosità e disappunto. Tante le accuse alla mala gestione di questi profughi da parte delle cooperative. Qualcuno giustifica queste situazioni, parla di necessità, ma c'è una buona parte di residenti che è ormai esausta di trovare dopo le notti di "lavoro" tutta l'area intorno ai cassonetti sempre piena di stracci che nessuno poi ripulisce se non una volta ogni tanto gli operatori della De Vizia a cui, tra l'altro, non competerebbe.
«Devono essere controllati – ha tuonato un residente di piazza Restagno – Qui vengono tutte le notti. Vengono da soli, al massimo in coppia e si infilano nei cassonetti a rischio di spezzarsi la schiena. Se hanno tutta questa necessità sicuramente deve esserci una spiegazione, ma sembra che a nessuno importi. Poi se ne vanno carichi, traballanti, sulla bicicletta con questi enormi sacchi neri pieni di abiti piegati con estrema attenzione».