Prima erano gli alberghi, i ristoranti, le case o le auto. Ora si punta al settore dei giochi. La criminalità organizzata si evolve e, in provincia di Frosinone, mira ai settori più redditizi. E tra questi, c'è quello dei giochi. È quanto si evince dalla relazione semestrale al Parlamento della Dia, la direzione investigativa antimafia. Nel secondo semestre 2016, per il Lazio, un capitolo è dedicato al settore dei giochi e delle scommesse.
«La vicinanza geografica con la Campania - si legge nel rapporto - e i collegamenti diretti con la capitale fanno del Lazio uno sbocco strategico per i clan camorristici, che nel tempo si sono insediati nelle province di Roma, Frosinone e Latina. Terminale sia per le attività illecite sia per le infiltrazioni nel tessuto imprenditoriale ed economico, la Regione è stata utilizzata anche come luogo di latitanza». La relazione fa riferimento agli ultimi arresti di latitanti, ma in passato anche in provincia di Frosinone è stato sorpreso qualche ricercato che cercava di passare inosservato.
La relazione affronta poi la questione dei giochi. «Una menzione particolare merita il settore dei giochi e delle scommesse, anche questo di primario interesse del clan dei casalesi. Al riguardo, si richiama l'esecuzione nei primi giorni di agosto (del 2016, ndr), da parte della guardia di finanza, di una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal tribunale di Frosinone nei confronti di un imprenditore casertano, già destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare, in quanto parte integrante di un'organizzazione criminale campano-laziale, espressione anch'essa degli interessi dei casalesi e attiva nel settore delle scommesse illegali online». Il riferimento è a un'organizzazione che, «attraverso piattaforme informatiche non autorizzate - si legge sempre nel rapporto - avrebbe aggirato la normativa di settore, omettendo il versamento di tributi all'erario».
Nella relazione si accenna al reinvestimento dei capitali illeciti. Il riferimento diretto è per la capitale. Storicamente la Ciociaria ha rappresentato un terreno fertile per i clan che intendevano riciclare i proventi delle attività delittuose. L'interesse delle organizzazioni criminali è stato sempre quello di mantenere tranquillo il territorio. Della serie, come ebbe a dire in passato l'allora questore di Frosinone Giuseppe De Matteis, «o riciclo o controllo il territorio» per spiegare che, per riciclare, i clan hanno bisogno di agire sotto traccia, senza destare l'attenzione delle forze dell'ordine.
Nei mesi scorsi il questore Filippo Santarelli aveva dichiarato: «il Frusinate si trova in una posizione baricentrica tra Roma e Napoli e quindi, non essendoci associazioni criminali autoctone, si presta a un forte rischio di infiltrazioni della camorra. Gli interessi dei clan ci sono e sono di carattere economico. Le organizzazioni tentano di inserirsi nel tessuto imprenditoriale, acquisendo aziende in difficoltà con l'intento di riciclare denaro. In questo modo creano una situazione di ingerenza del mercato e falsano quelle che sono le regole». E la crisi economica degli ultimi anni ha prestato il fianco a operazione del genere con aziende in difficoltà fagocitate dalla criminalità organizzata che ha modo di investire capitali freschi, provento di svariate attività dal traffico degli stupefacenti alle estorsioni.
Il Lazio considerata la presenza della capitale, rappresenta uno dei territori più appetibili dai clan. «Il Lazio e, in modo particolare, la Capitale, fulcro della vita politica, economica ed amministrativa del Paese, continuano ad esercitare una forte attrattiva per soggetti appartenenti o contigui alla criminalità organizzata, compresa quella di origine siciliana - si evidenzia nel rapporto - Il Lazio si conferma un territorio strategico anche per le cosche di ‘ndrangheta che, mantenendo legami storici con le consorterie mafiose del territorio d'origine, rappresentano una sorta di "testa di ponte" per una molteplicità di interessi illeciti, seguendo metodologie criminali improntate alla minore visibilità, specie se correlate al reimpiego di capitali illeciti. In alcuni casi, peraltro, sono state registrate solide alleanze con appartenenti alla criminalità autoctona».