Il processo che si sta vivendo a Cassino può essere definito senza dubbi "femminilizzazione" della professione forense.
Se guardiamo ai dati Censis del 2017 su "Percorsi e scenari dell'Avvocatura italiana" non è difficile individuare una tendenza ben precisa che riguarda il Foro cassinate, fatto salvo dai tagli imposti nell'ottica della riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio nazionale perché strategico in un'area a rischio infiltrazioni. E solo grazie a una battaglia durissima dell'Ordine degli avvocati e del territorio.
E ora che l'accorpamento col Sud Pontino è realtà, la nuova fotografia del Censis è chiara: a Cassino le donne che praticano la professione forense sono più dei loro colleghi maschi. Ma guadagnano molto di meno. Quasi la metà. A spiegarci il perchè l'avvocato Filippo Visocchi, coordinatore della Commissione Bilancio e Patrimonio di Cassa Forense.
«Il dato rilevante, che da qualche anno occupa i nuovi scenari sociali dell'avvocatura è proprio quello relativo alla cosiddetta "femminilizzazione" della professione forense. Negli ultimi due decenni la rappresentanza femminile è passata dal 21% del 1995 al 48% del 2016. Circoscrivendo l'analisi ai soli iscritti non pensionati si raggiunge la parità tra i due sessi. Ma elemento di ancor più forte attenzione è il fatto che le donne rappresentano quasi il 60% del totale degli iscritti nelle coorti più giovani (da 24 a 44 anni sono 71.708 su un totale di 125.000). Nel nostro Foro - prosegue Visocchi - il processo di "femminilizzazione" si è oramai compiuto ed evidenzia, come su scala nazionale, il gap reddituale di genere - le cui cause possono essere individuate sia in una tendenza della clientela a preferire, ancora, l'uomo alla donna. Sia al fatto che la donna spesso non può dedicarsi alla professione a tempo pieno, dovendosi dividere tra famiglia e lavoro. Questi profili di gap sono da tempo sotto stretta osservazione da parte della Cassa Forense, che da qualche anno, ha posto in essere misure di welfare attivo a concreto sostegno delle donne».
Avvocati sempre più poveri
Se si guarda ai redditi degli avvocati cassinati iscritti alla Cassa forense (dati Censis 2016) per il periodo che va dal 2010 al 2015 è ben evidente come l'annus horribilis sia il 2015 (con un percepito peggioramento negli ultimi tempi): da 26.279 euro all'anno per il 2010 e un'impennata a 27.968 euro del 2011 si è passati a 18.129 del 2015. Dove, in larga misura, le donne e soprattutto le giovani donne del Foro cassinate hanno guadagnato in media la metà dei loro colleghi uomini. «Parlare del difficile momento che buona parte dell'Avvocatura attraversa e, in particolare, del disorientamento dei colleghi più giovani o di quelli a redditi bassi non è cosa agevole, poiché la disapprovazione o addirittura la rabbia con cui, sempre più spesso, vengono affrontati questi temi contribuiscono solo a confondere la ragione - ha detto Visocchi - L'analisi dello scenario reddituale degli avvocati resta, tuttavia, una funzione importante perché utile per individuare il livello di sviluppo economico della professione e la sua affermazione sul mercato. È indubbio che la crisi delle professioni in generale sia dettata da svariati fattori, tuttavia la professione forense sembra scontare maggiormente l'eccessiva concorrenza nella parte reddituale bassa, storicamente occupata dall' avvocato generalista. Il rimedio andrebbe cercato nella specificità sia negli indirizzi dei corsi di laurea, sia nella formazione post laurea. Proprio su quest'ultimo punto Cassa Forense ha ben previsto una serie di interventi finanziari mirati e posso anticipare che il presidente, l'avvocato Giuseppe Di Mascio, ha saputo intercettare un importante finanziamento, finalizzato alla formazione dei giovani avvocati su discipline di nicchia. Progetto che sarà presentato alla fine dell'estate».