Ha punti di sutura e fasciature ovunque, tanto da essere irriconoscibile. Ma è vivo. È stato già sottoposto a due interventi delicatissimi chirurgici e dovrà subirne altri. Non appena gli è stato possibile comunicare con chi era al suo capezzale, nella sala rianimazione del Policlinico "Agostino Gemelli", le prime parole, pronunciate a fatica e con voce sofferente, sono state per «quel poliziotto che mi ha salvato».

H.E.B., venticinquenne marocchino massacrato a colpi di ascia in pieno centro a Isola del Liri, ricorda bene chi lo ha soccorso mentre era a terra, in un lago di sangue, con il volto praticamente diviso a metà, tagli sull'addome, sulle braccia e sulla testa. E, quando è arrivato il personale del 118, seguito dall'eliambulanza, che è atterrata allo stadio "Nazareth", per lui si è temuto il peggio. Provvidenziale la rapidità del sovrintendente capo della polizia di Stato, Norberto Scala, che si trovava a passare di lì per caso, libero dal servizio. Pochissimi istanti dopo quel barbaro massacro.

«Ho sentito che mi chiamava chiedendomi aiuto - racconta l'agente che vive a Isola del Liri - Ho accostato l'auto e sono sceso, dando subito l'allarme. Vedendo tutte quelle ferite sul suo corpo ho capito che era stato colpito con un arnese tipo accetta o simile: i tagli erano profondi ed evidenti. Lui mi chiedeva di intervenire, mi diceva che lo volevano ammazzare. Poi, più tardi, ho trovato la mannaia dentro un contenitore dei rifiuti, tra le bottiglie di vetro, alle spalle della piazza».

Una scena raccapricciante che è stata ripresa, in ogni singolo istante, dalle telecamere di videosorveglianza, fatte installare dal Comune e posizionate proprio di fronte alla zona dell'aggressione. Filmati che ora sono al vaglio dei carabinieri e della procura di Cassino, mentre in carcere, con l'accusa di tentato omicidio, è rinchiuso da venerdì sera M.F., il ventiquattrenne, anche lui di origine marocchina, che ha sferrato i violenti colpi di mannaia sul corpo e sul capo del ragazzo. Un episodio che ha scosso non poco la comunità isolana, dove il giovane meccanico, padre di un bimbo di un anno e residente nella città delle cascate con sua moglie, è molto conosciuto.