«Dicendo che questi provvedimenti sono facilmente annullabili, la Spilabotte non fa altro che istigare uomini e donne, sulla zona Asi, alla prostituzione. Il che, di per sé non è reato, dal momento che punibile e perseguibile è solo lo sfruttamento, ma non è comunque ammissibile se a dirlo è un rappresentante delle istituzioni».
Ne fa una questione di ruoli e di piani (il suo amministrativo, l'altro politico), il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, che replica alle dichiarazioni rese ieri dalla parlamentare dem.
«L'aspetto, a mio avviso, più grave - sottolinea - è che lei, in qualità di senatrice della Repubblica, dicendo che questi provvedimenti sono facilmente annullabili, sta di fatto proponendo a lucciole e frequentatori di presentare ricorso contro le sanzioni. Noi sindaci, potendo firmare solo atti amministrativi, non possiamo certo sostituirci alla competenza del Parlamento, ossia l'organo che emanando le leggi disciplina il perimetro dei singoli reati. Abbiamo, invece, l'obbligo di garantire il decoro e la decenza nei luoghi pubblici, in questo caso una strada come quella dell'Asi e le contrade del circondario ove vivono migliaia di famiglie perbene e rispettabili».
Ordinanza che ha già dato i primi frutti, anche se soltanto nei confronti delle prostitute. Che succede: improvvisamente non hanno più clienti?
«Al momento le forze dell'ordine incaricate di effettuare i controlli, hanno multato solo le meretrici perché, così facendo, intendono far arrivare un messaggio chiaro anche ai clienti. Essendo professionisti dell'applicazione dei profili della deterrenza, vigili, polizia, carabinieri, finanza e le altre forze impegnate in questo stanno procedendo per gradi».
Tornando alla senatrice Spilabotte, il suo "scivolone", secondo lei, sta in questa storia delle multe annullabili?
«L'ordinanza dei sindaci non serve a reprimere il reato dello sfruttamento della prostituzione: questo è compito del Parlamento. Lo scopo di questi atti, invece, è di ripristinare il decoro urbano e la pubblica decenza. Lo dice chiaramente il testo: "per contrastare il grave intralcio alla circolazione stradale, alla pubblica incolumità e alla sicurezza urbana". Affermare, come ha fatto la senatrice, che i provvedimenti sono facilmente cancellabili equivale a istigare alla violazione delle ordinanze emanate dai sindaci o, peggio, alla richiesta di annullamento delle stesse, come se fossero carta straccia. Anche se il comportamento non si traduce in un'istigazione a delinquere, almeno giuridicamente, di fatto è come se stesse dicendo alle "passeggiatrici" di continuare a prostituirsi. Un atteggiamento che non è in linea con chi è al Governo e che dovrebbe, invece, promuovere il principio della "dura lex, sed lex"».
Lei dice che la senatrice produrrebbe due effetti negativi?
«Certo. Innanzitutto sembra accettare l'indecenza diffusa in un luogo pubblico, a discapito del decoro urbano. In secondo luogo, finisce per sminuire il proprio ruolo di senatrice, che dovrebbe limitarsi a modificare o rivedere l'intero comparto della prostituzione, a prescindere anche dalla eventuale abrogazione della Merlin. Aggiungo che se i parlamentari, anche i nostri, hanno il "peso" e il fegato politico per farlo, approvino la normativa per ridisciplinare una volta per tutte il fenomeno».
Il ddl 1.201 della senatrice Spilabotte giace in Commissione. Lei che ne pensa?
«Non attiene a me entrare in una simile competenza. Io, insieme agli altri miei colleghi sindaci, ci dobbiamo occupare di amministrazione del territorio, decenza pubblica e di decoro urbano e non dobbiamo fare politica discutendo se sia giusta e tollerabile o no la prostituzione. La regolamentazione, le ripeto, devono farla i parlamentari se sono in grado di svolgere il loro lavoro. Altrimenti stanno soltanto abbaiando alla luna. Inizino a rinunciare al 50% delle loro indennità, come abbiamo fatto al Comune di Frosinone con Solidiamo e, a quel punto, torneranno sulla terra del reale con meno privilegi economici e personali. Anzi, avranno l'emozione di sentire, sulla propria pelle, l'unico privilegio che conta, rappresentato dalla condivisione dei problemi quotidiani di chi vive, con le proprie famiglie, a contatto con le centrali periferiche della prostituzione».

LEGGI QUI - ECCO L'INTERVENTO DELLA SENATRICE MARIA SPILABOTTE

Dopo i blitz nelle case del piacere sparse nel centro della città sale l'allerta tra i proprietari che temono di ritrovarsi con inquiline dedite al sesso a pagamento. Anche il personale delle agenzie immobiliari ha ricevuto ordine dai locatori di chiedere documenti e contratti di avere prima di redigere i contratti. A qualcuna vengono chieste addirittura garanzie. I documenti sono comunque necessari a stilare il contratto prima di registrarlo, ma i proprietari sospettosi vogliono rendersi conto di chi andrà ad abitare nei loro appartamenti.
«Non è una questione di pregiudizio - ha spiegato un agente immobiliare - sono molti i casi in cui quando queste "lavoratrici" lasciano gli appartamenti, i proprietari le ritrovano dipinte di colori strani, dal rosso al viola intenso. Ma quello che crea più danni è che alcune abitazioni diventano "punti di riferimento". Quindi anche per chi va a vivere in quelle case il problema sono i clienti che continuano a bussare, soprattutto nelle ore notturne, alla ricerca di un'ora d'amore».

di: La Redazione

La lotta alla prostituzione in strada è partita da Cassino. Dopo le prime multe elevate alle prostitute prende forma il progetto del sindaco Carlo Maria D'Alessandro che è stato il primo ad emanare un'ordinanza ad hoc, contro il mercificio della donna che si registrava lungo le strade delle periferie e della zona industriale. Al suo fianco anche il prefetto di Frosinone, Emilia Zarrilli.

«Possiamo ritenerci soddisfatti del risultato - ha affermato il primo cittadino - Siamo stati i primi e abbiamo avuto il benestare del prefetto, che dapprima ci ha esortato a dare un segnale e poi ha anche monitorato da vicino l'elaborazione dell'atto. Dopo di noi anche altre città (piccole e grandi) e a seguire Frosinone, che, forse da più tempo di noi, combatte contro lo stesso fenomeno. La decisione che abbiamo preso non è stata una di tipo propagandistico, anzi, il vero scopo è proprio quello di evitare che ci sia prostituzione e in particolare lo sfruttamento delle donne. Molte di loro arrivano dall'Est Europa o, negli ultimi anni, dall'Africa e vengono in Italia attratte da false promesse di lavori. Vengono alla ricerca di una vita migliore e trovano l'inferno. Con l'ordinanza siamo scesi al fianco delle forze dell'ordine che già fanno tanto. Nel mirino anche i clienti e la motivazione è molto semplice: se non ci fosse richiesta non ci sarebbe offerta. Uomini senza scrupoli che non badano al fatto che si ritrovano di fronte, a volte, bambine che potrebbero essere loro figli».
Oltre quindi a una questione di degrado e di sicurezza di alcune aree della città, "l'arma" del Comune è nata a difesa proprio delle donne. «Le multe vengono elevate ai clienti e alle stesse prostitute. Magari fermando qualcuna di queste ragazze troveremo quella disposta a denunciare lo sfruttatore e potremo così portarla via dalla strada per reinserirla in un altro contesto. Quello che per ora resta però il primo passo è quello di bloccare il fenomeno. Cassino capofila del territorio».

di: Antonio Renzi