Il suo ddl porta il numero 1201 e lei ne è la prima firmataria. Proprio come fu per la senatrice Lina Merlin, che nel 1958 promosse quella che è diventata la legge, tuttora vigente, per regolamentare la prostituzione in Italia.
«All'epoca ci sono voluti nove anni e quasi due legislature - scherza lady Maria - Per quanto mi riguarda non credo che l'argomento sarà in discussione prima delle elezioni».
Ma quello che ha da dire sul fenomeno dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù delle donne, poco succinte e molto svestite, che si mettono in vendita sullo stradone Asi, la parlamentare Spilabotte lo fa senza titubanza alcuna. E, sulle recenti ordinanze, firmate dai sindaci dei comuni di Frosinone, Ceccano, Ferentino, Supino, Patrica e Morolo dice chiaramente: «Hanno un'efficacia riduttiva se l'obiettivo è quello di voler dare una soluzione definitiva al problema prostituzione o quanto meno di proteggere le donne da sfruttamento e riduzione in schiavitù».
Secondo lei, dunque, non sono opportune, non sono un deterrente o non sono la soluzione per contrastare il fenomeno?
«Non so su quali presupposti giuridici siano fondate. Ma vorrei ricordare quanto stabilisce la legge Merlin e cioè che prostituirsi non è reato e non c'è scritto in alcun codice penale o civile che fare sesso a pagamento costituisca un illecito, se c'è accordo tra le parti».
Ma i controlli hanno già prodotto le prime multe. Alle prostitute per il momento...
«Credo che le sanzioni possano essere facilmente annullate: è chiaro che si gioca sul fattore psicologico del cliente che, pur di evitare complicazioni o imbarazzo, paga la multa. Detto questo sono sicura che tornerà a frequentare le prostitute, magari cambiando zona, contattandole telefonicamente, raggiungendole in un appartamento o in uno scantinato, nei posti più reietti dove la criminalità organizzata farà lavorare le donne. Se la soluzione al problema è unicamente legata a preservare il pubblico pudore e i giovani di fronte a uno spettacolo di ragazze discinte che affollano lo stradone Asi, è un conto. Ma se si vogliono tutelare e preservare e si vuole dare una regolamentazione al fenomeno in modo tale da far emergere il nero, l'irregolare, allora serve una legge nazionale».
Tra le proposte di legge in campo c'è anche la sua. Che fine ha fatto?
«Le proposte sono tutte raggruppate nella commissione giustizia e in quella affari costituzionali del Senato, ma l'argomento è molto divisivo e credo che sarà difficile affrontarlo in questa legislatura, che è anche in scadenza. La Merlin per far approvare la sua ci mise nove anni, quasi due legislature. Gli atteggiamenti sono molti: io credo che criminalizzare il cliente sia quello che paghi meno di tutti perché, ripeto, porta le organizzazioni ad allestire il mercato dell'immigrazione clandestina e dello sfruttamento ancora più nel sottobosco e questo non lo dico solo io ma anche le forze dell'ordine, interpellate sul problema. La stessa Amnesty International ritiene necessaria una regolamentazione del fenomeno, sostenendo che sanzionare i clienti non risolve nulla».
Quindi cosa suggerisce?
«Credo che una grande parte la possano fare l'educazione, l'inserimento di programmi di educazione sessuale nelle scuole, anche per insegnare un diverso approccio al sesso. Ad oggi sono altri gli strumenti da mettere in campo: dare regole e stabilire che questo mestiere si possa fare osservando delle norme credo faccia emergere quello che regolamentato non è. A quel punto i clienti, sorpresi con prostitute che non sono dichiaratamente denunciate come regolari, potrebbero essere perseguiti addirittura penalmente con l'accusa di sfruttamento e induzione in schiavitù».
Intanto, però, come potrebbe essere risolto altrimenti il problema del decoro ?
«Ai nostri figli, che vedono le donne sfruttate e mezze nude sulle strade, andrebbe spiegato per quale motivo sono lì. Andrebbe detto, senza mezzi termini, che sono oggetto dello sfruttamento da parte di uomini senza scrupoli che ne traggono guadagno e che sono costrette a vendere il loro corpo perché devono restituire un debito e perché sono state vendute dalle loro famiglie. Spieghiamo loro perché avviene questo, non chiudiamo loro gli occhi e non evitiamo di percorrere quelle strade perché, così facendo diventiamo complici e colpevoli anche noi».