Lo hanno seguito passo passo, a pochi istanti da ogni focolaio i cittadini di Roccasecca erano lì, quasi alle spalle del piromane che ha provato - anche ieri - a dare fuoco a tre diversi punti della montagna tra la città di San Tommaso e Colle San Magno. Una cittadina già devastata dal rogo che per tre giorni ha distrutto la montagna, le coltivazioni, gli uliveti e i vigneti tanto da indurre il sindaco a parlare di "professionisti del terrore" che sapevano dove e come agire. Inneschi a orologiera che hanno compattato ancora di più la popolazione, ormai assolutamente vigile a tutela della propria amata terra. E ieri mattina quella mano "incendiaria" non è riuscita a mettere a segno l'ennesima devastazione.

«Abbiamo visto un primo puntino rosso a mezza costa - racconta Mauro Marsella, presidente del comitato Tutela e salvaguardia del fiume Melfa. Io e un mio amico ci siamo subito mobilitati. Ma fortunatamente si era spento. Ne abbiamo visto un secondo, abbiamo preso l'auto e ci siamo spostati verso il terzo tornante che da Roccasecca porta a Colle San Magno. C'erano già i carabinieri che stavano presidiando il territorio, chiamati da altri cittadini».

Il fuoco è stato spento ma viene notato subito un particolare inquietante. Un piccolo tronco, secco, di 10-15 centimetri, bruciato alla sommità che è diventato un tizzone ardente posizionato tra i rami secchi di una pianta. È questa la fotografia dell'innesco. Lo stesso che alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto in uno dei primi focolari, diventati poi quell'incendio mostruoso che ha devastato la cittadina, minacciando per ore il centro storico. Poco dopo l'una, nonostante cittadini e carabinieri fossero dietro al piromane, lui non si è fermato. Tra i monti, a 5-600 metri più in alto rispetto all'innesco che era stato appena domato dai presenti.

«Era più in alto, e fortunatamente si è spento. Questo vuol dire che il piromane non ha mai abbandonato la montagna. Dobbiamo essere vigili, prima di tutto spetta a noi cittadini tutelare la città e le sue bellezze», conclude Marsella. Ma l'emergenza è continua e i cittadini stanno vivendo una delle peggiori estati mai viste. Nella notte c'è stato l'ennesimo "corpo a corpo" con il fuoco a Villa Santa Lucia. Le violente lingue di fuoco sono arrivate a lambire il convento e le abitazioni della zona. Solo il provvidenziale intervento dei pompieri ha evitato il peggio. A supporto c'erano i volontari della protezione civile Anc Aquino-Castrocielo, della Anvvfc San Germano, della Anvvfc Piedimonte, dei Vds Cassino e della Protec Cassino. Una task force necessaria dato il nuovo fronte di pericolo, aggravato dalla presenza di ordigni bellici. Si lavorava con le continue esplosioni di bombe del secondo conflitto mondiale. Ma, nonostante la paura, dopo ore ed ore, la mano dell'uomo ha avuto la meglio sulla potenza distruttrice delle fiamme. Ora si cercano altre mani, quelle incendiarie. E la gente ha occhi dappertutto per salvare le proprie terre.