Car wash o miniera d'oro, la differenza è minima. Aumentano le stime degli inquirenti, dopo l'operazione del Commissariato di Cassino, sul mercato degli autolavaggi nel centro Italia. Le sessanta attività che facevano capo ad alcuni degli egiziani finiti in manette per le aggressioni a Cassino poteva superare di gran lunga i 3-3,5 milioni di euro. Tra i quindici e i venti lavaggi d'auto al dì, per 25 giornate lavorative in media al mese, a un costo di 10 euro, portano dritti verso un business esorbitante. Anche perché interrogativi pressanti si insinuano sull'effettiva rendicontazione economico-fiscale ma, soprattutto, sui costi ridotti della manovalanza. L'anello più debole di questa catena di affari è rappresentata dai minorenni immigrati assoldati per lavorare - riferiscono gli stessi investigatori - tutta la giornata a fronte di un compenso che poteva aggirarsi intorno ai venti euro.

La storia e la geografia
Bande in guerra per mantenere il monopolio commerciale a Cassino come a Frosinone. Queste le città dove gli episodi sono accertati ma la faida poteva esterdersi in tutte le altre aree di influenza dove erano presenti attività commerciali, come il sorano, l'alta provincia, la zona romana, il molisano, la zona abbruzzese e finanche l'Umbria. I metodi erano quelli raccontati da chi ha condotto, per mesi, le indagini portando a galla il livello di aggressività e di pericolosità "sociale" del sodalizio intenzionato a mantenere il dominio della piazza, senza farsi scrupoli di sorta nell'utilizzo di spranghe, bastoni e coltelli. Ribellarsi, non cedere o non pagare il pizzo poteva rappresentare una "condanna" senza appello dapprima fatta di minacce verbali e di intimidazioni, poi rappresentata dalla violenza urbana.

Due gli episodi a Cassino (il 29 e il 31 maggio 2017), con diversi connazionali feriti, colpevoli «di voler aprire un autolavaggio in via casilina Sud a Cervaro», uno quello accertato a Frosinone nel maggio 2016. Queste le tesi degli inquirenti che hanno brillantemente condotto l'operazione Gold Wash che ha fruttato otto ordinanze di custodia cautelare in carcere per quei fatti. Ma, come se fosse davvero una miniera, scavando in profondità escono fuori i primi dettagli di un universo insondabile. A lavorare sodo nelle attività commerciali sono i minori non accompagnati, quelli sistemati nelle cooperative dopo una traversata che spesso devono anche ripagarsi. Le stime degli investigatori parlano di un 80% di manovalanza minorile utilizzata per un lavoro quasi ininterrotto. Poche decine di euro a fine giornata, escluse le mance.

A Cassino, durante i diversi e costanti blitz degli agenti diretti dal vice questore Alessandro Tocco, diversi sono stati i ragazzini segnalati all'agenzia del lavoro per verificare l'esatta situazione contrattuale.

L'intera filiera commerciale appartenente al capo del potente sodalizio - "ritagliato" dagli inquirenti nel mare magnum delle attività degli immigrati - operante insieme ad alcuni degli arrestati e ad altri partner, riusciva a impiegare tra i 250 e i 300 egiziani. E aveva mire espansionistiche che toccavano anche altre regioni del centro Italia. Basta poco per aprire un Car Wash con costi lavorativi bassi mentre, probabilmente, la parte più difficile è proprio quella del controllo degli affari tra bande. Ecco motivato il ricorso a una strategia della tensione che ha terrorizzato Cassino per una violenza seminata in pieno centro, davanti a cittadini pietrificati.