Li chiamano con una locuzione forbita, immobili degradati. Si tratta di costruzioni non abitabili e non utilizzabili, parzialmente o completamente, a causa di dissesti statici, di fatiscenza o inesistenza di elementi strutturali e impiantistici e delle principali finiture ordinariamente presenti nella categoria catastale cui l'immobile è censibile e in tutti i casi nei quali la concreta utilizzabilità non è conseguibile con soli interventi edilizi di manutenzione ordinaria o straordinaria.

In provincia di Frosinone, secondo uno studio di Unimpresa, quasi il 7% è a rischio crollo. Numeri che valgono per la Ciociaria il poco invidiabile primato come territorio che ha in percentuale (6,96% sul totale) il patrimonio edilizio più degradato in Italia. Una situazione forse non ancora di emergenza, ma poco, davvero, ci manca.

In Italia c'è quasi mezzo milione di immobili in dissesto, parzialmente o totalmente inutilizzabili. Si tratta di 452.410 costruzioni classificate, secondo i parametri catastali, come degradati. Il rapporto rispetto agli edifici sani, che in totale sono 62.861.919, è pari allo 0,72%.

Sono dieci le province più a rischio, la maggior parte situate nel Sud del Paese, ma spiccano alcune realtà del Nord Ovest (in Piemonte e Val d'Aosta): Frosinone, Cosenza, Cuneo, Benevento, Foggia, Aosta, Siracusa, Piacenza, Verbania Cusio Ossola, Vibo Valentia. In tutto il resto del Paese si contano 345.848 costruzioni degradate e 58.393.439 edifici "sani", con un rapporto dello 0,58%.

«Al di là delle preoccupazioni sul versante della sicurezza, l'area che abbiamo fotografato, ovvero degli immobili catastalmente rovinati, rappresenta una possibile fonte di sviluppo dell'economia, per il settore dell'edilizia e per tutto l'indotto, dall'arredamento agli accessori» commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

«Bisogna insistere anche per quanto riguarda la valorizzazione di alcuni beni sul fronte artistico e culturale, con tutto quello che se ne può trarre anche per il turismo» aggiunge Ferrara.

Secondo l'analisi dell'associazione, basata su dati della Corte dei Conti e dell'Agenzie delle Entrate aggiornati al 2015, in Italia ci sono 452.401 immobili classificati, a livello catastale, come degradati (si tratta della categoria catastale "F"), da confrontare con un totale di 62.861.919 di altri immobili "sani".

Il rapporto tra immobili degradati e immobili "sani" (categoria casuale da "A" a "E") è pari allo 0,72%. Le dieci province con il maggior numero di immobili degradati sono: Frosinone (28.596 degradati e 410.813 "sani", con un rapporto pari al 6,96%); Cosenza (15.188 degradati e 798.600 "sani", con un rapporto pari all'1,90%); Cuneo (12.003 degradati e 870.155 "sani", con un rapporto pari all'1,38%); Benevento (10.942 degradati e 259.589 "sani", con un rapporto pari al 4,22%); Foggia (9.996 degradati e 679.060 "sani", con un rapporto pari all'1,47%); Aosta (7.783 degradati e 270.043 "sani", con un rapporto pari al 2,88%); Siracusa (7.123 degradati e 379.960 "sani", con un rapporto pari all'1,87%); Piacenza (5.054 degradati e 370.657 "sani", con un rapporto pari all'1,36%); Verbanio Cusio Ossola (5.046 degradati e 253.702 "sani", con un rapporto pari all'1,99%); Vibo Valentia (4.822 degradati e 175.901 "sani", con un rapporto pari al 2,74%). Una situazione cui è necessario mettere mano per evitare che un problema di natura economica possa diventare anche un'emergenza sociale.