«Correte una ragazza è morta», questo il contenuto della chiamata partita da una casa di accoglienza del Cassinate. È successo ieri mattina. Alla cornetta un cittadino straniero ospite in uno dei tre centri di accoglienza presenti nel territorio di San Vittore del Lazio. A muovere il ragazzo, di 21 anni originario del Camerun, non era la morte della giovane concittadina, notizia poi risultata inventata, ma la qualità del cibo servito durante i pasti. Cibo poco gradito e ritenuto dal giovane scadente. Per questi motivi ha pensato di inventare la tragedia della ragazza morta in modo da attirare le attenzioni l'attenzione delle forze dell'ordine sul proprio caso: il cibo ritenuto cattivo e scadente.

E così è stato: i carabinieri della compagnia di Cassino, coordinati dal tenente Emanuele Grio, si sono immediatamente recati nella struttura ma, una volta sul posto, non hanno trovato alcun cadavere di donna ma solo il giovane camerunense che lamentava le condizioni abitative e quelle alimentari presenti nella struttura, entrambe ritenute scadenti. Si era trattato solo di un falso allarme.
Così per il giovane camerunense è scattata la denuncia per procurato allarme.

Strutture sulle quali con frequenza il Comune effettua dei controlli, a sorpresa, per verificare le condizioni interne.
«Sul caso, in particolare, non c'è stata nessuna segnalazione all'Ente - ha affermato il sindaco di San Vittore del Lazio, Nadia Bucci - Per quanto riguarda i controlli almeno ogni due settimane inviamo assistenti sociali e vigili urbani a verificare che tutto sia a norma. Ovviamente le visite non sono mai comunicate in anticipo in maniera tale da verificare effettivamente come vengono gestite ordinariamente le strutture adibite all'accoglienza».