No all'ennesima discarica sul territorio. Un "no" che pesa come un macigno, dopo che il dossier sul Nocione - tanto atteso - è finito nelle mani del procuratore. L'allerta sulle questioni ambientali è alta ora più che mai. Dalle acque rosse della zona di Pantanelle passando per l'area dell'ex Mattatoio dove resta ancora in piedi il sospetto di roulotte interrate dopo il sisma dell'1984. La possibilità che a Sant'Elia possa essere realizzata un'ulteriore discarica, sebbene di rifiuti non pericolosi, con diverse abitazioni sul perimetro dell'area e l'intera frazione di Portella a "strapiombo" (in linea d'aria) appare sempre meno digeribile per un territorio che lotta per la sua incolumità. I primi a gridare questo forte "no" sono gli attivisti del gruppo Ates, comitato nato per tutelare il verde e l'integrità dell'ambiente.

La questione

L'area per la discarica c'è già. E il problema, come spiega Michele Lanni, consigliere d'opposizione e membro del comitato Ates, non interesserebbe solo la zona di "La Pila" in località Oliveto. Ciò che manca ai proprietari dei terreni che andrebbero ad ospitare la discarica è l'accesso alla cava - che per legge deve essere almeno di cinque metri - dove andare a depositare i rifiuti. La cava, dunque, esiste già. Anzi è in disuso da oltre quarant'anni, a confine «con una zona densamente edificata e intercluso all'accesso della principale strada - spiega il comitato».
La richiesta per rendere la cava una discarica risale al 2009. Richiesta respinta «perchè la materia in oggetto è di competenza della Regione» spiega ancora Lanni. L'area viene data in gestione a una società che si prefigge di svolgere anche un'attività di frantumazione; viene chiesta una nuova Via, la società fa marcia indietro e presenta un nuovo progetto che non prevede l'impianto di frantumazione. Poi nel gennaio del 2015, dopo ben due conferenze dei servizi, i cittadini si costituiscono nel comitato che inizia la battaglia contro la discarica, chiedendo la convocazione di un consiglio comunale ad hoc. L'assise, nel gennaio 2015, dà parere contrario all'apertura della discarica. La società, invece, che può procedere in tal senso cita in giudizio i proprietari dei terreni confinanti - risultando priva dell'accesso - alfine di poter adempiere alle prescrizioni imposte e poter, poi, iniziare i lavori. A settembre la prima udienza.

La battaglia

Il comitato Ates sta conducendo una strenua battaglia contro l'apertura della discarica. In primo luogo, sottolineando la «densità di popolazione della zona interessata. L'area in questione - ha ribadito Lanni facendosi portavoce dell'Ates - è individuata urbanisticamente in un'area definita come zona agricola perché siamo privi di piano regolatore generale. Poi, in seconda battuta, non può non essere presa in considerazione l'insistenza della via d'accesso dalla strada comunale alla discarica».
E soprattutto la situazione ambientale: lo sbancamento dell'area in oggetto è stato effettuato da oltre 40 anni. «Oggi essa risulta completamente ricoperta di verde, le scarpate sono stabili e non siste alcun problema di carattere ambientale. Quindi qualsiasi intervento mascherato come bonifica o recupero andrebbe a peggiorare la zona. Non a migliorarla. Vogliamo sensibilizzare i cittadini di Sant'Elia alfine di far sentire la nostra voce contro ogni forma di discarica. Non sappiamo i risultati che potrebbero esserci fra vent'anni: vedi già le note criticità del Nocione o delle Pantanelle».