«Attenti, non vi mettere lì sotto. C'è una Peugeot con quattro dentro». Dice il papà che chiede: «Finisce con KG?». Ma il figlio non se lo ricorda e il capostipite della famiglia fornisce altri elementi: «Sono arrivati alla rotatoria, hanno girato e stanno venendo su. State attenti». Segnalazioni come queste sono continue e immediatamente parte il tam tam su whatsapp e messenger, utilizzati sia per avere rapporti con la clientela sia per avvisare dell'arrivo delle "guardie". L'obiettivo? O far scendere la roba con metodi simili a Scampia (soldi lasciati in un punto dell'area e dosi in un altro) o per far sparire la droga dall'appartamento affinché appaia "pulito".

La perfetta conoscenza delle targhe delle autovetture in uso alle forze di polizia, è impressionante ma a coadiuvare la famiglia c'è anche una perfetta rete di informatori. Troppo elevati gli affari legati allo spaccio, troppo esigente la vasta clientela.

L'operazione
È il mondo sommerso, venuto alla luce grazie all'indagine della polizia di Stato, brillantemente condotta dal vice questore Alessandro Tocco a capo del Commissariato e coordinata dagli ispettori Vittore Frattaioli e Roberto Donatelli. Ma, soprattutto, compiuta dagli agenti che non hanno lesinato energie in controlli, ispezioni, verifiche, appostamenti e intercettazioni. Un'operazione, denominata Tower, che ha portato, martedì, a tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per Giuseppe De Silva e i due figli di 19 e 21 anni e l'obbligo di firma per la moglie.

Traffici e nomi in codice
I traffici, nella zona "rossa" di Cassino, appaiono enormi. Volumi di affari che avrebbero portato nelle tasche della famiglia finita nel mirino della polizia, circa 15.000 euro al mese: un fondo garantito che poteva aumentare in periodi particolari dell'anno come festività, raduni, grossi assembramenti. «La prova che tutti i componenti della famiglia De Silva - scrive il gip lo Mastro - siano dediti allo spaccio di stupefacenti si ha nelle intercettazioni intercorse tra padre e figlio, il quale in occasione di una festa musicale tenutasi all'interno delle terme varroniane, avendo finito lo stupefacente, alle ore 03.19, ne chiede un nuovo approvvigionamento al padre. Le conversazioni sono in lingua rom, al chiaro scopo di ostacolare la comprensione della conversazione».

Ma si capisce bene che concordano le dosi e il luogo di incontro in quel "luogo dove si balla". Anche chi viene da fuori città - come si legge nell'ordinanza - può farsi un giro «in piazza» e, da lì, arrivare a uno dei membri della famiglia per avere hashish o cocaina. Ma i primi approcci sono sempre diffidenti. I figli, temendo di avere di fronte agenti in borghese, magari negano di avere la roba. Gli basta poco però per capire chi vuole davvero rifornirsi e, in genere, "accontentano" sempre. Subito viene messo in chiaro il linguaggio: le sigarette Winston fanno riferimento allo stupefacente leggero, le Marlboro a quello pesante. E se ne parla liberamente. «Te le porto io le sigarette, non ti preoccupare, adesso ci vado io», assicura il figlio a un cliente che voleva la droga subito. Ma i nomi in codice sono anche "batteria" e "dischetti". Emerge in più e più occasioni. Sarebbe la madre, in genere, a farle sparire se c'è odore di pericolo. Ma la casa in via Volturno non coinciderebbe col bunker della droga. Arriverebbero piccole dosi, attraverso viaggi continui fatti di persona, dove le vedette hanno un ruolo fondamentale. Ragazzini assoldati per tenere la zona sotto controllo e continuare a far progredire gli affari. Guadagni, presumibilmente, anche per loro dato il fiorente mercato.

L'attività continua anche con i figli ai domiciliari, è il padre a "viaggiare". Dispensatore di consigli e ben più esperto, sa come muoversi e che cosa suggerire in ogni circostanza. Le riunioni di famiglia, è facile immaginare, coincidono con summit operativi di lavoro dato che lo spaccio - per gli inquirenti - era l'unica fonte di reddito del nucleo. E la clientela? In prevalenza cassinate ma anche "forestiera": studenti universitari, professionisti, donne, operai. Tutti in fila. Innumerevoli i complimenti alla squadra di Tocco per aver disarticolato una delle piazze dello spaccio: dal procuratore D'Emmanuele al sindaco di Cassino. E una consapevolezza: le indagini continuano. Su più fronti.