La mamma, custode del focolare domestico, è l'ancella dello smercio. Lei indica quando, come e dove spostare le "batterie", come chiama la droga in codice, appena viene fiutato il pericolo. I figli e il papà pensano agli affari: arrivo delle partite di hashish e cocaina, smistamento nei luoghi-deposito, organizzazione del sistema di vedette, prezzi e trattativa con i clienti. Sarebbero sempre loro a stabilire i luoghi e le modalità per far atterrare le dosi nelle tasche di decine di acquirenti al giorno. Il modello? Una piccola Scampia, con posti invisibili alla massa dove lasciare il denaro e altri dove ritirare la merce. Un sincronismo perfetto per professionisti, casalinghe, operai, universitari, giovani e adulti: una clientela vasta e affezionata, composta da cassinati doc ma anche residenti nei comuni dell'hinterland come pure molisani. A Cassino vengono a rifornirsi tutti, soprattutto quando c'è un'architettura del malaffare che sembra non avere sbavature. È la tesi degli inquirenti che ieri hanno condotto l'operazione Tower.

La location

Accade tutto in un ritaglio del centro urbano, una mini-città dove vigono leggi differenti e d'importazione. Alle "case rosse" di via Volturno c'è un mondo che appare inviolabile e inavvicinabile senza le chiavi d'accesso per disarticolare il "bunker" della roba.
È lì che gli investigatori sono convinti di aver trovato una delle tante "cellule" dello spaccio esistenti in città. E ieri, intorno alle 8, gli agenti del commissariato di Cassino guidati dal dottor Alessandro Tocco hanno bussato a una precisa casa con precise accuse per gli appartenenti al nucleo familiare. Il reato contestato è la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, in concorso mentre tre sono i provvedimenti di custodia cautelare (per il papà Giuseppe De Silva di 38 anni e i figli Antonio e Nicandro di 19 e 21 anni già ai domiciliari da gennaio scorso) e a una misura coercitiva dell'obbligo di presentazione alla p.g. emesse dal Gip Lo Mastro, su richiesta del Pm Rubolino per la madre (classe ‘76).

Ottobre 2016: parte l'indagine

L'indagine prende avvio nell'ottobre 2016 e si inserisce nella costante attività di contrasto allo spaccio da parte della Polizia. Nel mirino soprattutto i gruppi organizzati che vivono dello smercio di droga. È il lavoro principale, l'unica fonte di reddito che farebbe invidia a un nababbo. «Frutta circa 4.000 euro a settimana» racconta il vice questore Alessandro Tocco nella conferenza stampa. Al suo fianco ci sono gli ispettori Roberto Donatelli e Vittore Frattaioli, fondamentali per le indagini. Ma ci sono anche - seppur non presenti fisicamente - tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato che non hanno lesinato energie nella "guerra" al crimine, compiendo azioni quotidiane di contrasto, una dietro l'altra, piccole e grandi, continue, inarrestabili, puntuali, determinanti per comporre il puzzle in ogni sua sfaccettatura. Perlustrazione sistematica e quotidiana delle piazze di spaccio fino a far emergere elementi utili per ritenere che gli appartenenti a quella famiglia fossero dediti allo spaccio di stupefacenti.

La rete di allarme

Così, sempre per il Gip, tutti i destinatari delle misure sono "colpevoli" di aver «creato una vera e propria rete di allarme tra loro al fine di sfuggire ai controlli antidroga». Un sistema perfetto, dove gli affari sono talmente elevati - circa 16.000 euro al mese - che il circuito di "vigilanza" tutt'intorno deve funzionare alla perfezione. «Una casa dello spaccio aperta h24, un punto di riferimento per la città, sito in via Garigliano: in quella palazzina ci si poteva rifornire di hashish e cocaina. Sono stati numerosi i sequestri fatti agli acquirenti - ha detto ancora il dottor Tocco - appartenenti a qualsiasi livello sociale. L'intera gestione economica di una famiglia rom si basa solo su sostanze stupefacenti. E non è l'unica famiglia che "vive" di questo tipo di attività illegale a Cassino. È stata un'indagine molto seguita dal procuratore D'Emmanuele, un'indagine che parte dall'ottobre 2016 quando ci fu quel tentativo di irruzione nel tribunale di Cassino e i ragazzi della volante trovarono uno dei giovani arrestati vicino a una scala». I motivi sono ancora al vaglio ma la pista seguita porta lontano, con direttrici ancora da percorrere fino in fondo. Con una evidenza su tutte: lo spaccio in città ha radici profonde e si è disposti a tutto per mantenere il dominio. Lo ribadisce lo stesso procuratore Luciano D'Emmanuele: «L'operazione Tower è l'ennesima riprova di come il traffico degli stupefacenti si sia stabilizzato nel tessuto sociale del territorio e l'azione di contrasto deve essere sempre più all'altezza di questo fenomeno allarmante. Un doveroso ringraziamento alla polizia di Stato e a tutte le forze dell'ordine che, pur tra tante difficoltà, riescono a controllare le nostre città, le nostre comunità».