Dodici persone sfiancate dal male che non perdona. Cinque già morte, nel corso degli anni. Tutte in località Nocione. Tutte colpite da neoplasie alla gola, o all'intestino. O ancora dal linfoma di Hodgkin. Chi è rimasto a combattere, quasi annullato dalla paura della morte e dal dolore fisico, non lo fa per se stesso. Come il signor Antonio che per primo si è fatto portavoce di una battaglia per i suoi figli e nipoti, sapendo bene di non poter andare via da quella zona e abbandonare quella casa costruita con grandi sacrifici. Nella denuncia presentata un anno fa in procura, attraverso l'avvocato Luigi Pascarella, c'è finito anche l'elenco di tutti i parenti e dei vicini di casa che dal 2005 in poi hanno imboccato la strada della malattia. Alcuni senza riuscire più a tornare indietro: cinque, alcuni anche giovani, non ce l'hanno fatta.

Chi resta, invece, vuole la verità. Vuole continuare ad andare avanti con la speranza che, concluse le indagini - se confermate le ipotesi di veleni sepolti negli anni '80 - si possa passare a uno step successivo: l'agognata bonifica. «Chi non parla, chi non aiuta gli inquirenti è colpevole come chi ha seppellito i veleni. E come le autorità che non hanno vigilato, permettendo che in quelle zone venissero portati rifiuti di ogni genere» commentano i residenti. In realtà, stando a quanto dichiarato proprio dal signor Antonio, le segnalazioni alle competenti autorità vennero fatte: era il 1982, in quelle zona al limite della superstrada Cassino-Sora, i residenti ricordano un andirivieni di camion soprattutto nella notte. Le ditte che allora operarono, gli stessi addetti che eseguirono gli ordini forse non esistono neppure più. La denuncia arrivata sui tavoli della procura, però, potrebbe servire a fare chiarezza sugli enti e sulle autorità che chiudendo gli occhi hanno permesso questa lunga scia di dolore e morte. E che continuano a farlo, proseguono nella continuazione dell'illecito.

Le indagini verso la svolta

L'attenzione, ora, è rivolta tutta ai risultati delle complesse attività svolte dagli uomini della Guardia di Finanza - grazie alla preparazione e all'interessamento degli uomini del colonnello Fortino - che si spera possano ormai essere imminenti. Dopo il Gruppo di Esplorazione Aeromarittima delle Fiamme gialle, anche l'équipe del professor Carmine Gambardella, responsabile Scientifico del Benecon, ha calpestato i siti di Nocione a caccia dei veleni interrati. La procura di Cassino sa qual è il peso di questa delicata inchiesta e non vuole tralasciare alcun elemento per riuscire ad accertare cosa ci sia dietro la catena di morte che interessa quel fazzoletto di terra, soprattutto dopo le continue denunce degli ambientalisti che non si sono arresi neppure all'archiviazione del primo filone d'inchiesta. E che, anzi, sono tornati a bussare con forza alle porte delle Finanza chiedendo di non abbassare la guardia.

«Troppi veleni sotto il cuscino. Non guardiamo dall'altra parte! Dobbiamo essere pronti a denunciare. Per noi, i nostri figli e i nostri nipoti» aveva tuonato anche il sostituto console del Touring Club della Consulta dell'Ambiente, Edoardo Grossi, che di battaglie per la tutela della salute pubblica ormai se ne intende.
Una volta che tutti i risultati finiranno nella complessa relazione affidata alla Finanza, sarà solo questione di tempo. E dopo 12 anni dalla prima denuncia e 12 persone annullate dal cancro, si spera che questa volta la svolta abbia il sapore della bonifica. E della salvezza.