Controlli sui movimenti bancari e sugli sms. Sembra una spy story, invece è una storia dai contorni a luci rosse che si tingono di un po' di nero. Il gigolò di 49 anni di Frosinone, denunciato dalla sua amica, dovrà subire un processo. L'uomo è stato rinviato a giudizio dal gup Antonello Bracaglia Morante con l'accusa di estorsione, per vagliarne meglio la posizione in dibattimento. Il 6 dicembre E.R. finirà davanti al giudice monocratico del tribunale del capoluogo. Nei confronti dell'uomo, che è difeso dall'avvocato Giampiero Vellucci, sono cadute le aggravanti del danno di rilevante entità e delle minacce di morte.

Il gigolò è accusato di estorsione ai danni di una commerciante, anch'essa del capoluogo, che si è anche costituita parte civile, con la quale intratteneva una relazione sentimentale. Per questi fatti, il gigolò, il 13 novembre del 2015, aveva subito anche un arresto, rimanendo per qualche giorno agli arresti domiciliari. Nel corso dell'udienza preliminare, la donna aveva fornito la documentazione dei pagamenti, dai 2.500 ai 3.000 euro al mese, per un totale di circa trentamila euro in un lasso di tempo di circa un anno. I soldi sarebbero stati versati con ricariche di Postepay e paypal nonché per l'affitto di un appartamento dove i due si incontravano.

La difesa, dal canto suo, aveva controbattuto richiedendo la documentazione bancaria sulle modalità e la frequenza di caricamento delle schede. Anche perché l'uomo non ha mai negato i pagamenti. Li ha sempre considerati il frutto della sua attività che, in cambio della relazione sentimentale e degli incontri sessuali, chiedeva di essere pagato. Il pagamento consisteva nell'affitto di un immobile e nella ricariche di due carte di pagamento. Dato che - come sostiene la difesa - i pagamenti erano continui in un ampio lasso temporale, la donna non poteva esser costretta ogni volta. Di contro lei ha dichiarato di aver ricevuto una lettera con la quale il gigolò minacciava di inviare al marito di lei i messaggi che la stessa gli inviava. A quel punto - sostiene l'accusa - la donna per paura di uno scandalo avrebbe continuato a tenere quella relazione a pagamento.
In precedenza, nel corso dell'attività investigativa, erano stati acquisiti anche gli sms che i due si scambiavano per valutarne il tenore.