Un'esistenza segnata dalle conseguenze di un intervento chirurgico. La sedia a rotelle e un risarcimento da un milione e duecentomila euro. Ma quei soldi che dovevano servire ad aiutarla nei bisogni quotidiani sono spariti. Volatilizzati in un triennio da chi doveva aiutarla. Ora mentre rischiano un processo per circonvenzione d'incapace una collega della donna, il nipote di quest'ultima e la moglie, tutti indagati, il tribunale di Frosinone ha autorizzato un sequestro conservativo di beni e conti per circa un milione e trecentomila euro.

La donna, che lavorava come ausiliaria in un ospedale di Roma, nel 2004, si sottopone a un banale intervento chirurgico al menisco. L'operazione va a buon fine, ma la donna contrae un'infezione post operatoria che le provoca una setticemia e conseguentemente una paralisi degli arti inferiori. La donna finisce su una sedia a rotella. Comincia così una nuova vita che, nel 2008, ha una svolta: un risarcimento da un milione e duecentomila euro per l'infermiera, pagato dall'assicurazione.

Lei vive insieme a due colleghe. E una di queste si propone di aiutarla e di assisterla. Con la scusa di accudirla, la collega chiede di avere a disposizione il conto dell'amica. Questa si fida e ne apre uno cointestato. L'ausiliaria non si preoccupa delle proprie finanze: sul conto confluisce allora il denaro ricevuto dall'assicurazione Ma, a un certo punto, la situazione precipita.

In base a quanto accertato dalle indagini che il sostituto procuratore del tribunale di Frosinone Monica Montemerani ha affidato alla Guardia di finanza, in tre anni il conto viene azzerato. Prelievi, bonifici, giroconti che avrebbe effettuato la collega insieme al nipote e alla moglie, e un appartamento a Roma venduto. Quando anche l'ultimo euro finisce, l'amica dà il benservito alla collega sulla sedia a rotella. La poveretta finisce da un giorno all'altro in mezzo alla strada. Lei non ha nessuno, non ha conosciuto i genitori e ha vissuto in istituto. I vicini di casa, conoscendo la storia, si impietosiscono e la prendono con loro.

Con il passare del tempo, però, emerge la storia del risarcimento volatilizzato nel nulla. Viene presentato un esposto alla procura di Frosinone. I finanzieri si attivano per risalire alla movimentazione del denaro e così, anche grazie al contributo dell'accusa privata, rappresentata dall'avvocato Enrico Pavia, a tutela degli interessi della disabile, e che ha agito di concerto con la procura, qualcosa salta fuori. Secondo le accuse, di 6/700 mila euro, prelevati a più riprese in contanti, non si sa che fine abbiano fatto. Il resto del denaro è invece transitato su altri conti con bonifici, giroconti e investimenti vari, trasferiti da un conto all'altro, da un istituto all'altro, nel tentativo di cancellarne le tracce.

Venerdì, con l'ufficiale giudiziario, è scattato un blitz congiunto per dare esecuzione al sequestro conservativo autorizzato dal giudice civile che ha acconsentito a bloccare i conti dei tre indagati. Sono stati bloccati, per un controvalore di un milione circa, conti correnti, due immobili a Roma, dove nel frattempo una degli indagati si è trasferita, titoli obbligazionari, polizze e un'Alfa Giulia. Lo stesso giorno è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, per il reato di circonvenzione d'incapace a carico della settantenne L.A. e dalla quarantacinquenne U.G. nonché del cinquantenne O.G. Che ora rischiano anche una condanna.