Un finanziamento da novemila euro per l'acquisto di mobili. In tempo di crisi, un'operazione come tante per chi decide di rinnovare casa. Ma la settantenne di Frosinone che si è trovata indebitata della somma non aveva sottoscritto alcun contratto.

A fare la scoperta dell'inganno è stata la figlia della donna che aveva ricevuto la lettera di una finanziaria. Da lì è emersa la circonvenzione d'incapace messa a segno, secondo le accuse, dal cinquantaseienne R.M. di Pomezia. L'uomo il 26 giugno dovrà comparire davanti al giudice per le udienze preliminari di Velletri.

Tutto si compie nell'aprile del 2014. La donna che, pur vivendo con la figlia nel capoluogo, è spesso fuori da un amico a Paliano, incontra sul treno R.M. L'uomo si mostra affabile, elegante, dalla parlantina brillante. I due entrano in confidenza finché l'uomo non riesce a ottenere i dati anagrafici della signora. Con questi si presenta in un istituto bancario di Colleferro dove, grazie anche all'intervento di una finanziaria, riesce ad aprire un conto e a ottenere un finanziamento da 9.000 euro intestato alla settantenne di Frosinone, ovviamente all'oscuro di tutto, come pure all'oscuro sono banca e finanziaria.

Per compiere l'operazione l'uomo, stando alle accuse, avrebbe utilizzato una procura. R.M., grazie anche al bancomat e relativo pin, sarebbe così riuscito a svuotare quel conto. Dopo qualche giorno, e siamo al 5 maggio, all'indirizzo di residenza della donna, arriva una lettera dalla banca. La figlia, non vedendo più la madre da diverso tempo, scopre così del finanziamento e comincia a nutrire i primi sospetti. Allora cerca invano di contattare la genitrice e chiama l'amico a Paliano. Quest'ultimo però dice di non avere più contatti con la signora, ma aggiunge di averla vista in compagnia di R.M. Il quale, peraltro, si trova in un convento a Valmontone, lì relegato da una misura alternativa alla detenzione.

La figlia si mette in comunicazione con il convento e riesce così a risalire alle generalità di R.M. Lo contatta, ma senza risolvere la situazione. L'uomo, infatti, si sarebbe spacciato per avvocato sostenendo che quel finanziamento serviva a portare la donna in una struttura. Scatta così la denuncia, mentre la donna viene ritrovata in stato confusionale sulla Casilina, dalle parti di Paliano. Il caso ora passa per le mani del gup del tribunale di Velletri che dovrà valutare un eventuale rinvio a giudizio. Per la donna si costituiranno parte civile gli avvocati Davide Giacomini e Stefano Popolla.