Saranno le analisi della Scientifica a stabilire con certezza matematica se almeno una delle armi rinvenute nel weekend dalla polizia - proprio quelle nascoste nel bagagliaio di due delle auto usate per la fuga dopo la violenza - possa essere stata utilizzata sia nel raid del 29 che in quello del 31 maggio registrati in centro.

Un dato questo che potrebbe raccontare, forse, anche un'altra cosa: tra i coinvolti potrebbe dunque esserci qualcuno o più di qualcuno che ha preso parte ad entrambi gli episodi di violenza. Con la plausibile deduzione che ci sia un "filo conduttore" tra i due episodi di violenza avvenuti tra gruppi di giovani egiziani che si sono quasi ammazzati per la gestione degli autolavaggi sul territorio.

Proprio quella degli autolavaggi sembra essere la pista cardine seguita dagli inquirenti: è per i "prezzi da fame" e per la gestione delle piazze dove aprire o gestire le attività che i gruppi di connazionali sono divenuti spietati. Ed è in questa direzione che trovano un senso anche le minacce persino nei confronti dei coinvolti, ricoverati in ospedale. Dalle telecamere che avevano immortalato uno dei raid e soprattutto dal tipo di lesioni riportate dai feriti (uno ancora gravissimo) era apparso con chiarezza che i coinvolti non avevano agito a mani nude.

Le mazze, così come altri oggetti contundenti, sono saltati fuori dal bagagliaio di una Ford Fiesta e di un'Audi parcheggiate nell'area di pertinenza dell'autolavaggio di uno degli indagati. Gli agenti del dottor Tocco hanno trovato nel weekend quattro mazze in legno, due delle quali con estremità in metallo, un paletto in ferro e due grosse chiavi inglesi. I proprietari delle auto, tra l'altro già denunciati per tentato omicidio, lesioni personali gravi, porto di strumenti atti ad offendere in concorso e rapina aggravata dovranno anche rispondere del reato di possesso ingiustificato di armi e oggetti atti ad offendere.