Un biglietto per Cardiff non erano riusciti a comprarlo. Così hanno deciso di vivere le emozioni della finale di Champions League in piazza San Carlo, nel cuore di Torino. Tra le migliaia di tifosi juventini che hanno assistito, al maxi schermo, alla partita con il Real Madrid, molti erano arrivati dal Frusinate. Giunti fino a Torino per sperare nella conquista della Coppa, sono stati costretti a scappare per evitare una seconda Heysel. Diversi ciociari hanno visto la morte in faccia. Hanno rischiato di essere calpestati dalla folla impazzita, non si sa per cosa. Se per lo scoppio di un petardo, il crollo di una transenna o, come emerso nelle ultime ore, per il gesto inconsulto, quasi a imitare un kamikaze, di un ragazzo a torso nudo con lo zaino in spalla.

Attorno al ragazzo si crea il vuoto. Potrebbe essere stato questo il momento che ha scatenato l'onda impazzita che ha travolto tutto e tutti. In totale, delle persone presenti in piazza, in 1.527 sono state medicate in ospedale, di cui 1.142 a Torino e il resto in strutture della provincia.Tre, fra cui un bimbo, sono in gravi condizioni. Molti sono stati schiacciati, altri si sono feriti finendo sulle transenne, altri sui vetri delle bottiglie rotte. Si indaga per procurato allarme. In piazza San Carlo c'era anche un gruppo di frusinati. Sono dovuti fuggire per evitare di rimanere intrappolati nella calca. Alla fine sui vari social network hanno postato notizie tranquillizzanti. Ma intorno a loro hanno visto sangue, feriti, gente calpestata e tanta paura.

Luca Laurenza, studente del liceo "San Benedetto" di Cassino, sabato era a Torino per assistere alla partita della sua squadra del cuore. Era lì quando si è scatenato l'inferno. «Non abbiamo capito cosa stesse succedendo, solo un grande fuggi fuggi. In un primo momento si parlava di un attentato terroristico, forse una bomba. Abbiamo avuto molta paura. Io ero in piazza San Carlo con mia cugina che studia a Torino ed altri amici. Abbiamo visto la morte con i nostri occhi, in un primo momento abbiamo temuto di non farcela. Poi, fortunatamente, siamo riusciti a metterci al sicuro. Ma è stata un'esperienza che ci ha segnato».

Sempre di Cassino è Francesca Candelora, studentessa universitaria al secondo anno di Ingegneria. Era nella sua abitazione al centro del capoluogo piemontese perché impegnata negli studi quando ha sentito un gran frastuono ed è uscita sul pianerottolo. «Molti ragazzi dopo il terrore divampato in piazza San Carlo sono fuggiti dai locali in cui si trovavano e sono venuti a bussare al mio palazzo in cerca di aiuto - racconta - I miei vicini hanno aperto e i giovanissimi hanno riferito che nel fuggi fuggi gli fosse stato riferito di cercare rifugio nei palazzi attigui, soprattutto agli ultimi piani».

Anche nove ragazzi di Sora sabato erano in trasferta a Torino per vivere una notte da sogno, che si è trasformata in paura. «Le urla, il sangue, la corsa. Attimi terribili - ha dichiarato uno dei giovani sorani juventini che si trovava in piazza San Carlo - In poco tempo il caos. Ho visto una massa di gente dirigersi verso di me: sono scappato e mi sono rifugiato in una casa. Una volta tranquillizzata la situazione, ho raggiunto il parcheggio dove avevamo lasciato le auto. Ho cercato immediatamente di allontanarmi dalla piazza: la gente calpestava l'altra gente. Scene indimenticabili. Vetri rotti ovunque che ferivano le gambe durante la folle corsa. La linea telefonica andava e veniva. Le forze dell'ordine hanno, in tempi celeri, rassicurato la massa in delirio, ma le urla erano così tante che si riusciva a sentire ben poco».

Parla con pathos il ragazzo che non dimenticherà facilmente la lunga notte torinese. «Per fortuna non siamo rimasti feriti e non abbiamo neanche perso nulla. È stato un attimo e si è scatenato l'inferno. Eravamo tanti in piazza San Carlo, migliaia di persone: bambini, donne, anziani, tutti uniti dai colori bianco-neri, tutti a guardare al maxi schermo, con la fede nel cuore, fino a quando non è sopraggiunta la paura».