La gente attende distratta l'arrivo del treno. Qualcuno passeggia, altri maneggiano lo smartphone, altri ancora spingono le valigie. Non mancano persone nella sala d'aspetto, visto il caldo di questi giorni. La stazione di Frosinone è un continuo viavai di gente. A qualsiasi ora del giorno. Pendolari, viaggiatori occasionali, accompagnatori. Fuori un gruppo di richiedenti asilo cerca un po' di refrigerio tra gli alberi di piazza Kambo. I tassisti attendono qualche cliente. Nessuno, probabilmente, tra chi si è recato in stazione ha mai fatto caso a un tombino arabo. Sì, un tombino con scritte in caratteri arabi.

La ricostruzione

Il chiusino è posizionato al centro del binario numero 2, quello in direzione di Roma, un po' più indietro rispetto all'uscita del sottopasso. Chissà in quanti l'hanno calpestato attendendo o scendendo dal treno nel corso degli anni senza nemmeno rendersene conto. Eppure è lì e nessuno sa dare una spiegazione di come ci sia arrivato. E di quando sia stato messo. Un giallo in piena regola. Da una prima interpretazione in una parte del pozzetto si legge la scritta Comune di Tarabulus, Tripoli in arabo.  Potrebbe trattarsi della rimanenza di qualche lavoro compiuto nel paese africano da parte di qualche azienda che poi, vinta la commessa in Ciociaria, ha deciso di riutilizzarlo e collocarlo a Frosinone. Tanto - avranno pensato - nessuno si accorgerà mai che è della provincia di Tripoli. I più informati ricordano che il tombino è stato piazzato tanti anni fa, senza destare la benché minima curiosità. Potrebbe esser stato collocato in occasione dei lavori di posizionamento della pensilina. Si parla di fine anni Settanta, inizio anni Ottanta.

Le ipotesi

Ma ora in tempi di massima allerta terrorismo, soprattutto in obiettivi sensibili come possono essere le stazioni ferroviarie e in generale tutti i luoghi di transito, la presenza di un tombino con delle scritte indecifrabili può destare un po' più di attenzione. Certo, a nessuno o quasi, pur con tutta la fantasia del mondo e del momento, verrebbe in mente che qualche terrorista abbia tolto il tombino giusto e l'abbia sostituito con un in arabo per nascondere qualcosa. Pur tuttavia un po' di curiosità quel tombino dovrebbe suscitare. Anche in chi è deputato alla sicurezza.

Altra ipotesi, probabilmente più concreta, è che i tombini risalgano al periodo coloniale dell'Italia in Libia. Magari qualche ditta che aveva lavorato in Tripolitania e Cirenaica potrebbe aver riportato indietro un po' di materiale che poi è stato impiegato proprio alla stazione di Frosinone. E la scritta provincia di Tripoli potrebbe confermare proprio questa interpretazione.  O ancora potrebbe trattarsi di qualche commessa destinata proprio alla provincia libica. Magari lo scarto di qualche fonderia che non potendo più piazzare il chiusino sull'altra sponda del Mediterraneo l'ha rivenduto, magari a prezzo scontato, qui in Italia.  Resta il fatto che il pozzetto è posizionato in una posizione proprio strategica, al centro della stazione, quasi di fronte ai locali della biglietteria. Eppure nessuno si è mai accorto della cosa.