Di quelle due risse, di quella violenza senza esclusione di colpi, la polizia aveva messo insieme quasi tutti i pezzi. Mancavano le armi con cui i due gruppi di giovani egiziani, si erano affrontati in strada. Con rabbia e determinazione, per stabilire il predominio sul mercato degli autolavaggi. Ieri gli uomini del vice questore Alessandro Tocco hanno trovato anche quel prezioso tassello che mancava: le armi. Dalle telecamere che avevano immortalato una delle spedizioni punitive (quelle registrate il 29 e 31 maggio) e soprattutto dal tipo di lesioni riportate dai feriti - uno dei quali in coma, tra la vita e la morte - era chiaro che i coinvolti non avevano agito a mani nude. E che quegli arnesi utilizzati per picchiare duro non erano saltati fuori da un cespuglio: le mazze, così come altri oggetti contundenti, sono saltati fuori dal bagagliaio di una Ford Fiesta e di un'Audi parcheggiate nell'area di pertinenza dell'autolavaggio di uno degli indagati. Aprendo i portelloni posteriori gli agenti hanno trovato quattro mazze in legno, due delle quali con estremità in metallo, un paletto in ferro e due grosse chiavi inglesi. Presumibilmente utilizzate in quelle violenze terribili. I due proprietari delle auto, tra l'altro già denunciato per tentato omicidio, lesioni personali gravi, porto di strumenti atti ad offendere in concorso e rapina aggravata dovranno anche rispondere del reato di possesso ingiustificato di armi e oggetti atti ad offendere. Fondamentale la pista seguita dagli inquirenti che stanno scavando nel mondo degli autolavaggi: è per i "prezzi da fame" e per la gestione delle piazze dove aprire o gestire le attività che i gruppi di connazionali sono divenuti sanguinari. Ed è in questa direzione che vanno inserite le minacce persino nei confronti dei coinvolti, ricoverati in ospedale.