L'avvocato Giovanni Cinque, presente ieri presso l'ex caseificio di via Anime Sante in rappresentanza dei proprietari, comunica che «la bonifica vegetazionale in corso è stata attivata» dagli stessi «e a testimonianza di quanto si sta investendo nel potenziale recupero del sito è a carico loro ogni spesa finalizzata alla tutela della sicurezza e dell'incolumità pubblica, vista la presenza di alberi e arbusti a ridosso dei pannelli di copertura e del ciglio stradale. Una situazione - aggiunge - che con l'approssimarsi dell'estate avrebbe anche contribuito alla proliferazione di insetti e animali infestanti tra le sterpaglie con conseguenti problematiche igienico-sanitarie. E con il prossimo intervento di manutenzione e rifacimento della parte esterna - anticipa lo stesso Cinque - entrerà nel vivo un'operazione volta a restituire il giusto decoro a uno storico sito industriale, che presto avrà anche un sito web e pagine "social" con la sua storia e le immagini d'epoca perché l'intenzione è quella di ricordare agli allora dipendenti e alle loro famiglie e di far scoprire alle nuove generazioni cosa rappresentò per decenni nel contesto cittadino».

Il legale vira poi sulla questione ambientale sottolineando che «dai risultati delle analisi della Asl le lastre di copertura in eternit si presentano in discreto stato di conservazione e l'indice di esposizione alle fibre di amianto risulta essere pari a un livello medio, quindi non c'è quella pericolosità decantata da terzi». E a seguito dell'ordinanza sindacale dello scorso 8 maggio «è stato già individuato il tecnico abilitato - rende noto - per la redazione di un piano di monitoraggio entro il prossimo anno ma la proprietà - ricorda - ha chiesto invano un incontro ufficiale con il sindaco Caligiore subito dopo la richiesta comunale di accesso per i campionamenti (più di due mesi fa, ndr) alla quale il custode ha risposto tempestivamente. Si vuole discutere, infatti, sulla futura riqualificazione dell'ex industria casearia - precisa Cinque - alla luce dello studio di fattibilità presentato al comune nel 2013, teso a un progetto di riconversione e mai preso in considerazione e dell'inserimento dell'area nel Sin "Bacino del fiume Sacco"», per la cui bonifica sono stati stanziati finanziamenti milionari e pluriennali. Dall'ex caseificio, dunque, scatta nuovamente la richiesta di un "tavolo tecnico" a Palazzo Antonelli.