Pretendere la merenda del compagno, imbrattare i vestiti nuovi (quella maglia tanto desiderata e mai ricevuta) con pennarelli e biro, fino ad appendere lo "sfigatello" della classe all'attaccapanni dell'aula, ogni mattina. Gli atteggiamenti dei bulli, così come qualsiasi fenomeno di microcriminalità, può avere sfondi e contorni tanto più eccessivi quanto più condizioni e condizionamenti di chi lo mette in atto sono radicati nel gruppo dei terribili.

Il caso dell'appeso

In un istituto della provincia di Frosinone è accaduto che uno studente di 14 anni, molto timido e sempre in anticipo rispetto all'inizio delle lezioni, è diventato bersaglio di tre compagni della sua classe che ogni mattina, prima che il professore entrasse in aula, lo prendevano con forza e, con i suoi indumenti, lo legavano all'appendiabiti, lasciandolo penzolante per diversi minuti. Questa tortura è andata avanti per tutto il primo anno di superiori e metà del secondo: il ragazzino, alla fine, esausto e mortificato, ha raccontato a un docente cosa era costretto a subire. L'intervento degli insegnanti e della polizia ha messo fine a questa terribile vessazione. I bulli sono stati individuati ma non si è configurata un'ipotesi di reato.

I ricatti attraverso i selfie

Ci sono poi ragazzine di 12-13 anni che utilizzano le loro immagini, magari in atteggiamenti provocanti, per ottenere soldi: da uno a un euro e cinquanta per ciascuno scatto. Negli ultimi 5 anni in provincia si sono registrati ben due casi di questa tipologia. Ma succede anche che il fidanzatino, lasciato dalla ex compagna, metta in rete le foto dei loro rapporti intimi.

Le foto alterate

Molto diffusa tra i bambini delle elementari è la pratica di alterazione delle foto dei compagni, attraverso l'applicazione di elementi tratti dal mondo animale. In una scuola del territorio, un alunno piuttosto in carne, è stato bullizzato attraverso un'immagine che lo ritraeva in una cerimonia. Al suo volto sono stati applicati i tratti distintivi di un maiale: orecchie, coda e muso, con il grugnito sonoro. Così contraffatta la foto è stata inviata su tutti i cellulari dei compagni, suscitando ilarità e scherno. Fortunatamente anche sdegno e denuncia.