Era stata già impacchetta e portata in un ufficio postale, pronta per essere spedita in Russia,dove un acquirente l'aveva comprata su eBay al costo di 5.000 euro. Ma i carabinieri del comando tutela del patrimonio culturale di Cosenza sono riusciti a bloccare l'operazione e a recuperare un'importante opera, la reliquia della Passione di Cristo, rubata anni fa dalla cella della Scala Santa della basilica di Santa Maria Salome.

E proprio ieri, giorno dei festeggiamenti della protettrice di Veroli, la reliquia è tornata al suo posto. È stata riconsegnata dal comandante del nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Cosenza, il capitano Carmine Gesualdo, intervenuto con il maresciallo Giuseppe Cataldo.

La cerimonia con la prima benedizione della reliquia tornata a casa, si è svolta ieri pomeriggio, nella sala consiliare, alla presenza del vice sindaco Cristina Verro, di monsignor Nino Di Stefano, vicario generale della diocesi, di don Angelo Maria Oddi, rettore della basilica di Santa Salome. Un momento di gioia e di festa, come sottolineato anche dal vice sindaco Verro, che ha portato i saluti del primo cittadino Simone Cretaro, assente perché colto da un piccolo malore il giorno precedente. Verro ha rassicurato tutti sulle condizioni del sindaco, ringraziando poi il capitano Gesualdo e tutti i carabinieri, tra cui il comando di Roma che ha collaborato al ritrovamento della reliquia, per aver riconsegnato al territorio la reliquia.

È intervenuto monsignor Nino Di Stefano,che ha portato il saluto e il ringraziamento del vescovo Ambrogio Spreafico per la grande opera recuperata e riconsegnata. «Le parrocchie, le chiese, i santuari, hanno un patrimonio artistico culturale, ma anche affettivo. Per il popolo, la comunità, significano molto e quindi vanno salvaguardati».

Il rettore don Angelo Maria Oddi ha ricordato come è avvenuta la scoperta del furto. Anni fa, quando gli è stata affidata la basilica, facendo una ricognizione delle opere, ha scoperto che mancavano all'appello un centinaio di opere. «Ringrazio i carabinieri per il lavoro straordinario e certosino. Mi auguro che questo serva anche a smuovere le acque. Mancano tante altre opere. Alcune potrebbero stare anche nelle nostre case. A Natale in modo anonimo sono stati fatti ritrovare oggetti in basilica e chissà, forse potrebbero ritornare altre che, in modo incauto, sono state acquistate».

Infine è intervenuto il capitano Gesualdo sulle modalità del ritrovamento. «Tra i nostri compiti c'è quello di monitorare anche il web e tutelare gli edifici religiosi e il loro contenuto prezioso». Ed è stato scoperto un calabrese che commercializzava online le reliquie. Tra queste c'era quella rubata a Veroli. «Opere che hanno un valore religioso ed etico elevatissimo, ma anche economico per persone disposte a pagare molti soldi per averle in casa». Ringraziamenti sono stati estesi anche all'archivio storico diocesano che ha contribuito a identificare le reliquie.