Gare pubbliche indette dal Comune di Ventotene per mantenere il controllo politico ed economico dell'isola. Modifiche ai bandi «funzionali a sfavorire le altre imprese che avrebbero partecipato alla gara» scrive il dottor Scalera, concordando con quanto ipotizzato dal dottor Bulgarini Nomi, titolare dell'inchiesta che ha portato ieri all'esecuzione di cinque misure cautelari (anche nei confronti dell'ex sindaco di Ventotene) e all'iscrizione del registro degli indagati di 13 persone, tra cui anche l'ingegnere Catia Bianchi di Frosinone.

Un'indagine durata due anni, quella della Guardia di Finanza, impegnata in una complessa ricostruzione di un sistema ritenuto illecito che prevedeva l'affidamento, ad aziende "preselezionate", di opere e servizi mediante avvisi pubblici, promosse con il metodo della procedura negoziata. Dietro l'ombra del voto di scambio.

All'ingegnere frusinate, nata a Sora nel 1972, viene contestato - nell'ambito di un'ipotesi di associazione a delinquere - falso e truffa aggravata in concorso morale e materiale con gli altri indagati «nell'esercizio dei poteri connessi alle loro rispettive qualità e alfine di ottenere l'erogazione del contributo concesso dalla Regione al Comune di Ventotene per la realizzazione dei l vori di "completamento di una stazione marittima con annessi servizi" con artifici e raggiri con- sentiti» scrive il gip Salvatore Scalera.

L'ingegnere Bianchi, in qualità di direttore dei lavori, avrebbe trasmesso nel dicembre del 2013 una dichiarazione «che attestava falsamente il superamento del 50% dell'importo dei lavori (in realtà mai iniziati)» si legge ancora nell'ordinanza. Contestato anche all'ingegnere (che in passato aveva effettuato numerosi lavori sia nel Cassinate, nel Pontecorvese ma anche nel Frusinate) una falsa attestazione - in concorso con altri indagati - risalente al 2011, relativa alla messa in sicurezza delle aree portuali attraverso un impianto antincendio: secondo la ricostruzione degli inquirenti non sarebbe stata comunicata la sospensione dei lavori richiedendo, invece, l'erogazione del contributo stanziato nonostante l'opera non fosse realizzata.

Ai domiciliari sono finiti l'ex sindaco Giuseppe Assenso; l'ex assessore all'Ambiente, Daniele Coraggio; il funzionario capo dell'ufficio tecnico del Comune, Pasquale Romano e gli imprenditori dell'isola Antonio Langella e Claudio Santomauro, alcuni dei quali assistiti dagli avvocati Renato Ciamarra e Luca Scipione. Altri otto, tra cui proprio l'ingegnere Catia Bianchi, risultano indagati a piede libero nell'ambito della medesima inchiesta. «Si tratta di un'operazione importante e qualificante perché indagare in tema di pubblica amministrazione non è facile» ha sottolineato il procuratore di Cassino, Luciano D'Emmanuele, che ha aperto ieri mattina la conferenza stampa alla presenza del colonnello Andrea Bello della Guardia di Finanza di Formia e del luogotenente Antonio Merolla della Brigata di Ventotene.