Dopo il caso di Ceccano, un altro papà va alla ricerca del figlio, portato dalla madre all'estero. Il frusinate Rosario Alexander Cucuzza, 37 anni, si è rivolto ai carabinieri e ha attivato le procedure della convenzione dell'Aja per poter riabbracciare il proprio piccolo.

La storia di Rosario è quella di tanti altri ciociari che, in questi anni, hanno conosciuto una donna straniera. E dall'unione con una cittadina romena è nato un bambino. Nella sua denuncia, Cucuzza ricorda di aver conosciuto la donna due anni e mezzo fa. Ben presto i due hanno cominciato a frequentarsi e si sono fidanzati. Poi la donna è rimasta incinta, così i due futuri genitori hanno deciso di andare a vivere insieme nella parte bassa di Frosinone. Ed è lì, in pratica, che è nato ed ha vissuto il piccolo.

Niente, dunque, faceva trasparire quello che poi sarebbe successo. Tanto che il frusinate non ha avuto alcuna difficoltà ad acconsentire alla richiesta della donna di tornare in patria, portando con sé il piccolo, per sbrigare alcune faccende. La donna aveva infatti rappresentato al compagno di voler portare in Italia l'altro figlio, avuto dal precedente matrimonio in Romania.

Era il 17 luglio 2016. E da allora, a quasi un anno di distanza, Cucuzza non è riuscito a rivedere più suo figlio, che ora ha due anni e mezzo. Qualche giorno dopo l'arrivo nel paese di origine, la donna ha chiamato al telefono l'ormai ex compagno per dirgli che non sarebbe più tornata e che considerava finita la loro storia. Così facendo, decideva di trattenere con sé il bambino nato a Frosinone.

«Quando ho sentito proferire quelle parole - ha scritto l'uomo nella denuncia-querela - sono rimasto basito, ero al tempo stesso sorpreso e terrorizzato dalla prospettiva di non rivedere più mio figlio. Ho provato sin da subito a farla ragionare, dicendole che sarebbe stato opportuno parlarne insieme cercando la soluzione migliore per il bene del bambino. Mi sono anche reso disponibile a raggiungerla in Romania. Purtroppo, però, non c'è stato niente da fare, non ha voluto sentire ragioni ribadendo la sua volontà di rimanere in Romania, tenere il bambino lì con sé e di non farmi più vedere mio figlio».

L'uomo denuncia anche di non aver avuto più modo di parlare al telefono con la donna né tantomeno con il bambino. Lo stesso si lamenta anche di non sapere più nulla del piccolo, comprese le sue condizioni di salute. Stando così le cose, l'uomo si è rivolto agli avvocati Antonio Labella e Barbara Santodonato e ha sottoscritto una denuncia querela contro la donna, mentre ha deciso di attivare la procedura prevista dalla convenzione dell'Aja tramite l'autorità centrale presso il ministero della Giustizia per ottenere il rimpatrio del bambino.

Per ora nulla è cambiato. L'uomo è riuscito ad ottenere la fissazione dell'udienza per l'affidamento del piccolo per il 1 dicembre. Solo qualche settimana fa, un altro genitore, residente a Ceccano, si era dovuto recare fino in Ucraina per attivare le pratiche di rimpatrio del piccolo, portato - in questo caso senza autorizzazione - dalla madre nell'ex repubblica sovietica. E i giudici di un tribunale di Odessa alla fine l'hanno autorizzato a rientrare in Ciociaria con il bimbo. Ed è quello che spera di poter fare anche Rosario.