Rischia di non essere questo il periodo più critico del sistema dell'accoglienza in provincia di Frosinone. Se a oggi sono 1100 i richiedenti asilo presenti nel Capoluogo, a cui vanno aggiunti i 24 ospitati in regime di progetto Sprar (la cosiddetta seconda accoglienza che mira all'integrazione di chi lo status lo ha già ottenuto ma che paradossalmente vede ospitati anche alcuni richiedenti asilo) tra qualche mese il loro numero è destinato ad aumentare con un trend che appare lo stesso in tutta Italia. Nel mese di aprile (dati del ministero dell'Interno) c'è stato un calo degli arrivi smistati in tutta Italia per ordine delle diverse prefetture: -30% con un incremento tuttavia degli arrivi dal Marocco (+12%) Togo (2%) e Cina (23%) ma questo dato è destinato a essere ribaltato con l'arrivo dell'estate e del mare calmo.

Il problema vero, tuttavia, non è il numero ma la spesa che potrebbe comportare la permanenza dei rifugiati sul territorio ciociaro. Secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno nell'aprile del 2017 solo il 41% dei richiedenti asilo ottiene lo status. Invece, secondo gli ultimi dati del Rapporto sulla protezione internazionale, aggiornati all'8 luglio 2016, la commissione di Frosinone rigetta otto domande su dieci. Nel 2015 la percentuale era invece del 66%. Calando la statistica sul territorio di Frosinone questo significa che dei 1100 presenti, tra 220 e 333 potrebbero ricevere lo status di rifugiato. Ipotizzando che non tutti rimarranno in Ciociaria (la gran parte di loro infatti punta a raggiungere le capitali europee del nord) quelli che resteranno non saranno già automaticamente inseriti nel tessuto socio-economico del territorio. Lavorare durante il periodo di attesa della decisione della commissione territoriale è praticamente impossibile anche se non vietato dalla legge. Il grande afflusso di richiedenti asilo ha infatti ritardato le operazioni delle questure che spesso impiegano anche mesi per concedere il permesso di soggiorno temporaneo che vale solo sei mesi (con la procedura per la concessione dello status che impiega però anche due anni per essere conclusa).

Tra un rinnovo e l'altro trascorrono altri mesi con il richiedete asilo che, pur volendo, non riesce a essere assunto da nessuno. Il rischio quindi è che molti richiedenti asilo si ritroveranno senza lavoro, senza assistenza (una volta ottenuto lo status si viene allontanati dalla struttura di prima accoglienza in cui si è stati ospitati) e senza la possibilità di essere inseriti nel progetto sprar (qualora questo non venga esteso). In poche parole, andranno in carico ai servizi sociali comunali. A questi vanno poi aggiunti i tanti, la maggioranza, che non riceveranno lo status. Questi sulla carta vengono invitati a lasciare il Paese ma non forzatamente riportati nel loro territorio d'origine e rischiano quindi di rimanere in Italia come clandestini. Problema diverso, ma che crea angoscia sociale, è quello dei bivacchi sempre più visibili in città e negli altri comuni del frusinate. Anche in questo caso la colpa non è tanto del richiedente asilo, quanto del sistema di prima accoglienza.

Questa prevede soltanto l'ospitalità dei richiedenti asilo in diverse province d'Italia. Le cooperative che ospitano i richiedenti asilo, come specificato anche nella "Convenzione per l'affidamento dei servizi di accoglienza "pubblicato sull'albo pretorio della Prefettura di Frosinone, devono garantire servizi minimi: gestione amministrativa (collegamento diretto con la questura e con la commissione territoriale), assistenza generica alla persona (servizio di lavanderia e fornitura vestiario), servizi di pulizia dei luoghi di residenza ed erogazione di pasti. A questo si aggiunge l'erogazione di un pocket money del valore di 2,50 euro al giorno da erogare sotto forma di buoni o di carte prepagate (telefoniche, snack, alimentari, giornali, sigarette, biglietti per trasporto pubblico)