Solo la millenaria abbazia di Montecassino attira tra gli 800 e i 900 mila turisti all'anno. Se si aggiungono i cimiteri di guerra, che in altri Paesi del mondo hanno fatto la fortuna di città sperdute, il dato è destinato a salire vertiginosamente. Poi c'è tutta l'area romana, invidia della provincia di Frosinone, e ci sono musei - antichi e contemporanei - più conosciuti nel Belpaese che nel piccolo "mondo antico" di Cassino. Eccola la vera ricchezza di una città a vocazione commerciale che non riesce però a fare il giusto salto di qualità, dando alla sua conformazione pianeggiante un'occasione di crescita e di sviluppo che davvero farebbe la fortuna del territorio. Tanti i proclami ma poche le azioni concrete, di ogni amministrazione. Compresa questa. Il "turismo" è una parola usata solo nei discorsi. Non esistono bus navetta capaci di collegare le perle della città martire tra di loro ma anche con altrettante "isole felici" sparse in un territorio che ha dato i natali - non solo a San Benedetto e a Santa Scolastica - anche a San Tommaso d'Aquino, dottore della Chiesa studiato in tutto il mondo. Antichità romane unite ai resti della "dolorosa" linea Gustav che correva ai piedi dell'abbazia e che mantiene la memoria, disseminata in ogni terra, di quel "martirio" moderno. Eppure sbarcare a Cassino significa entrare in un deserto dei Tartari dove non si intravvede un info-point. E quelli che ci sono restano avvolti nel degrado. Chi viene, deve già sapere che cosa vuol vedere, come intende muoversi e quale percorso seguire. Un po' troppo per un turista!