Potrà tornare a casa il piccolo di Ceccano portato in Ucraina senza il consenso del padre. Quest'ultimo, al termine di una procedura lampo, attivata nell'ex repubblica sovietica, ottiene dal tribunale di Odessa il nulla osta a riportare a casa il bambino. Il tribunale ucraino ha anche fissato due distinte udienze, una per la separazione e una per i reati di sottrazione di minore e falsificazione dell'atto utilizzato dalla donna per far espatriare il piccolo.

Il padre, assistito dagli avvocati Carlo Mariniello e Stefano Popolla, dopo l'udienza di separazione, fissata all'inizio della prossima settimana, potrà far rientro in Ciociaria in compagnia del figlio. Il ceccanese, 51 anni, aveva denunciato la moglie, una ucraina di 38 anni, dopo aver scoperto che lei era ritornata in Patria. L'uomo decide di percorre due strade, una in Italia e l'altra direttamente in Ucraina: a Roma attivata la procedura presso il dipartimento per la giustizia minorile del ministero degli Esteri, sulla base della convenzione dell'Aja del 1980. Ciò sul presupposto che il minore non è stato autorizzato da lui a lasciare l'Italia, paese dov'è nato.

Il padre, infatti, ha conosciuto la moglie in quanto badante dell'anziana madre, grazie alla segnalazione di un conoscente presso il quale lavorava una parente della donna. In breve tra i due nasce una frequentazione. Dopodiché la coppia si unisce in matrimonio e, quasi subito, nasce un bambino. Per un paio d'anni vanno d'accordo, finché, qualche tempo fa, la donna, al ritorno dall'Ucraina dove avevano trascorso le vacanze di Natale, annuncia al marito che sarebbe andata dai parenti in provincia di Firenze per un battesimo.

Dopo alcuni giorni dalla partenza, con marito e moglie sentitisi più volte, il cellulare della donna non dà più segni di vita. Il ceccanese allora scopre, con difficoltà, che la moglie è in Ucraina. Ma non solo, quando va da lei e attiva la procedura legale per il rimpatrio scopre anche un falso assenso all'espatrio che ha subito disconosciuto. Da qui la doppia contestazione alla donna davanti a un tribunale ucraino che ora ha dato il via libera al ritorno del bimbo.