Una terra che vuole risorgere. Si è sulla buona strada anche se c'è ancora tanto da fare, ma le prime pietre si stanno posizionando e quella speranza di vedere finalmente un quartiere riqualificato, sembra non essere un miraggio. È possibile, se non si voltano le spalle, se c'è l'attenzione da parte delle istituzioni. E forse, anche se di tempo, sicuramente, ne passerà ancora molto, non si penserà più a Selva Piana come la zona "del Casermone", paragonato al modello Scampia dopo anche gli ultimi fatti di cronaca. Ma come un quartiere che, se ci sono impegno, attenzione e unione, può rinascere.

Da tre mesi, ogni giovedì, rinasce con il mercato settimanale. Sarebbe bellissimo realizzare ora un'area verde e un campo da calcio. E proprio questo sperano i residenti e chi, da anni, dal suo arrivo in parrocchia, sta facendo molto per la comunità, per l'unione, il rispetto e la serenità di famiglie, giovani, anziani e bambini.

«Alle nostre istituzioni chiedo di non dimenticarsi di noi, e che continuino a dimostrare solidarietà per una terra che vuole risorgere». Questa la risposta a una delle domande che abbiamo rivolto a don Dino Mazzoli, vice parroco di Santa Maria Goretti. Lui che, insieme al parroco don Sosio Lombardi, sta coinvolgendo sempre più soprattutto le future generazioni, impegnandole in progetti e attività di crescita e formazione, lontane dalla "strada" e dalle tentazioni.

Mesi fa eravamo andati a trovare don Dino, che vive a due passi dal Casermone, dopo l'operazione antidroga "Fireworks". Operazione congiunta di polizia e carabinieri che, a dicembre dello scorso anno, ha portato a smantellare una vera e propria centrale dello spaccio. Siamo tornati in questi giorni a trovare di nuovo il giovane sacerdote, che ha sempre sperato nella riqualificazione e attenzione da parte delle istituzioni. A gennaio, lui che ci ha abituato a seguirlo sul social network, strumento utilizzato soprattutto per avvicinarsi ai giovani, sempre più 2.0, la mattina dello scorso 26 gennaio è arrivato fin su il campanile scattando la foto e registrando un video in diretta su Facebook, del primo giorno di "rinascita", sancito con il ritorno del mercato settimanale a Selva Piana.

Il quartiere Selva Piana è tornato ad ospitare il mercato. Come vede l'iniziativa?
«Ho avuto modo di sperimentare positivamente il rinascere del nostro quartiere attraverso le tante attenzioni. Il mercato ha senza dubbio ridato quell'identità di quartiere, ma allo stesso tempo di città. Il mercato è il cuore dell'incontro e tutti i giovedì colgo sempre l'occasione per una passeggiata anche veloce. È lì che si incontra la comunità in una ordinarietà fatta di sorrisi».

In questi mesi non sono mancate polemiche da parte di alcuni residenti "bloccati" dai banchi...
«Dopo gli iniziali disagi per i residenti adesso la situazione sembra essere migliorata. Il trasferimento della polizia municipale e della protezione civile hanno contribuito notevolmente».

Alcuni ambulanti hanno chiesto il ritorno al Casaleno. Dopo tre mesi dall'avvio lei promuove o boccia il ritorno a Selva Piana?
«Da una parte l'aver riportato una realtà della città nel centro, comporta aspetti molto positivi per la riqualificazione del quartiere, ma anche per le altre attività. Purtroppo alcuni banchi sono stati dislocati distante e fuori dal passaggio ed è evidente il loro disagio e disappunto. Il rivedere la situazione di Corso Francia sarebbe la scelta più saggia, in modo tale da dare a tutti la possibilità di lavorare allo stesso modo».

Cosa si deve e si può fare soprattutto per i giovani del quartiere?
«Tanto si è fatto, si sta facendo e si continuerà a fare per tanti giovani della zona, soprattutto per evitare che cadano nella delinquenza e nella droga».

Cosa è oggi Selva Piana?
«Siamo felici delle attenzioni e dei passi che Selva Piana sta facendo, grazie anche alla sua gente che vuole rialzarsi. Il quartiere sta rifiorendo piano piano, viviamo una bella primavera».

Cosa manca per dare risposte alla comunità?
«Adesso ci sono due siti che andrebbero riqualificati: un vecchio campo di calcio e un' area verde».

Cosa chiede alle istituzioni?
«Alle nostre istituzioni chiedo di non dimenticarsi di noi, e che continuino a dimostrare solidarietà per una terra che vuole risorgere».

Un sogno nel cassetto di don Dino per il quartiere Selva Piana?
«Il mio sogno è creare una coscienza del bello, formare la comunità all'amore per gli altri, per l'ambiente, al bene comune e sono felice che questo sogno piano piano si stia realizzando».