Era stato arrestato a settembre dello scorso anno, il giorno prima del suo diciottesimo compleanno, dopo la convalida rimesso in libertà senza misure. Studente modello dell'istituto agrario di Frosinone, S.C., sorpreso in flagranza mentre innaffiava piante di marijuana. I carabinieri, insospettiti dall'andirivieni nella serra, si erano appostati accertando così che il giovane, insospettabile, munito di secchi, andava a innaffiare le piante. Ieri mattina, davanti al gup di Roma, nel tribunale dei minori, è stata celebrata l'udienza preliminare. Il giovane supinese è stato assolto perché il fatto non costituisce reato, sulla base di una sentenza che è destinata a fare giurisprudenza. Il suo difensore, l'avvocato Giampiero Vellucci, ha argomentato che non si è configurato il reato di coltivazione.

Quello che era decisivo per la normativa in materia, era accertare che le piante avessero raggiunto un punto di maturazione tale che le stesse piante potessero servire in quel momento per estrarre sostanza stupefacente, poiché al momento dell'arrivo dei carabinieri le piante erano ancora in crescita e ciò è testimoniato dal fatto che era necessario innaffiarle. Il giudice, accogliendo la tesi della difesa, ha stabilito che si può essere puniti per il reato di coltivazione di marijuana soltanto se in quel momento le piante sono già arrivate a maturazione e, quindi, pronte per l'essiccazione e il successivo consumo. Nonostante la richiesta di condanna del pm, proprio a causa dell'arresto del 2016, dopo una camera di consiglio, il gup ha ritenuto di dover emettere verdetto ampiamente assolutorio.