Dentro l'auto sulla quale viaggiavano avevano due bottiglie molotov pronte per essere usate. Il sospetto è che servissero per mettere a segno un attentato incendiario a scopo estorsivo. Tre le persone finite in manette per possesso di materiale esplodente. Con loro avevano anche due chilogrammi di zucchero, prodotto che normalmente viene utilizzato per la preparazione degli ordigni artigianali. Ma anche liquido infiammabile e inneschi.

L'operazione scatta a notte fonda, quando sulla Monti Lepini, a ridosso del casello autostradale di Frosinone, una pattuglia della Guardia di Finanza intercetta una vecchia Opel Corsa con le targhe anteriori e posteriori illeggibili. Gli uomini delle Fiamme Gialle, in servizio per un'operazione di controllo del territorio finalizzata al contrasto dei traffici illeciti, notano sulla Monti Lepini, in direzione Frosinone, l'utilitaria che presenta la targa non leggibile perché vistosamente imbrattata con il fango. A quel punto parte il controllo. I finanzieri decidono, infatti, di intimare l'alt al veicolo e di procedere agli opportuni controlli, proprio perché insospettiti dall'anomala presenza di terra sulle targhe, posteriore ed anteriore dell'automobile, mentre il resto della carrozzeria è pulito. Così come previsto scatta anche il piano di coordinamento tra le forze di polizia, tanto che gli uomini delle fiamme gialle allertano immediatamente la sala operativa della questura di Frosinone, che subito invia sul posto una pattuglia della Squadra Volante. Nel corso delle verifiche salta fuori che gli occupanti, a seguito di accertamenti effettuati attraverso la sala operativa, risultano carichi di precedenti penali per reati di rapina aggravata, danneggiamento, rissa, oltraggio a pubblico ufficiale. Sono tre romani e mostrano nervosismo e timore per il controllo che stanno subendo.

Poliziotti e finanzieri a quel punto procedono alla perquisizione dell'Opel. All'interno della stessa trovano due bottiglie incendiarie ed altro materiale finalizzato alla stessa preparazione, compresi i due chilogrammi di zucchero. I tre uomini, tutti 26enni della capitale, vengono condotti negli uffici della questura per gli accertamenti di rito. Subito dopo scatta il fermo con l'accusa di fabbricazione e detenzione di armi da guerra. Manuel Pacifici, Danilo Borsetti e Simone Romano, assistiti dagli avvocati Giuseppe Spaziani e Carla Padovani, si difendono affermando che la loro intenzione era solamente quella di mettere in atto una truffa nei confronti dell'assicurazione, incendiando l'auto su cui viaggiavano per poi riscuotere il premio. Chi indaga ha, invece, il forte sospetto che il loro obiettivo era quello di far saltare in aria qualche attività commerciale della zona. Questa mattina dovranno, comunque, comparire davanti al Gip del Tribunale di Frosinone per la convalida dell'arresto, proprio perché la normativa in materia equipara la bottiglia incendiaria al possesso di armi da guerra.