E' subito choc doping al Giro d'Italia. Neppure il tempo di gustarsi i festeggiamenti per i preparativi dell'edizione del centenario che scatterà questa mattina nel ricordo di Michele Scarponi, che sulla corsa a due ruote più amata si è abbattuta una terribile tegola, di quelle che ti fanno vacillare e far ripensare l'intero sistema sportivo. L'ombra del doping si è infatti allungata fino ad Alghero, eliminando dal centesimo Giro d'Italia, alla vigilia della partenza, due corridori italiani, Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni, del team Bardiani-Csf, wild card al Giro in quanto vincitore della Coppa Italia.

I due, come informa l'Unione ciclistica internazionale, sono stati allontanati dal Giro perché risultati "non negativi" in controlli antidoping a sorpresa e fuori competizione effettuati tra il 25 ed il 26 aprile. Automatica e immediata la sospensione dei due corridori, in attesa delle controanalisi che dovranno confermare o meno la presenza della sostanza proibita (si tratterebbe di Ghrps, peptidi rilascianti l'ormone della crescita). In caso positivo la Bardiani ha già annunciato il loro immediato licenziamento.

Una notizia bruttissima in generale e ancora di più in chiave locale visto che Stefano Pirazzi, 30 anni, è nato ad Alatri e risiede a Fiuggi, dove vive ed è conosciuto da tutti, così come nel resto della provincia. Professionista dal 2010 e vincitore di una tappa al Giro del 2014, Pirazzi e Ruffoni hanno dovuto lasciare la squadra, che quindi oggi partirà con solo sette componenti, tutti italiani. 

Nella serata di ieri la Bardiani-Csf ha diramato una nota ufficiale con la quale ha comunicato "di procedere con l'immediato allontanamento dei corridori dalla squadra presente al Giro d'Italia e con la loro sospensione da qualsiasi attività, in conformità con le disposizioni della stessa UCI. Qualora le controanalisi confermassero la positività degli atleti, la società sportiva procederà ad immediato licenziamento, come previsto dal proprio regolamento interno, già sottoscritto da tutti i corridori del team, riservandosi la possibilità di ulteriori azioni al fine di tutelare la propria immagine e quella dei propri sponsor"