Le muore il papà a soli due anni anni e lo zio percepisce la pensione Inpdap e parte della rendita per 19 lunghi anni. Senza dirle nulla. Ora l'uomo, Romeo Riggi, pensionato della Valcomino, è stato condannato in sede civile a restituire 370.000 euro alla ragazza, oltre agli interessi, per un ammontare superiore a 540.000 euro. In sede penale, a sei mesi di reclusione, pena sospesa.

I fatti

L'incredibile storia ha inizio nel 1990 quando la signora Elvira Stramp, di origini tedesche, dopo la morte di suo marito - Giuseppe Mollicone, vigile urbano del Comune di Casalvieri - deceduto per malattia professionale, decide di far ritorno in Germania. A Casalvieri Elvira era arrivata insieme ad altri emigranti per trovare alcuni parenti e aveva incontrato l'amore, da cui era nata Monica. Dopo l'improvvisa morte del marito, però, aveva deciso di lasciare la Valcomino dove faceva ritualmente ritorno ogni estate. Era sempre suo cognato, nominato procuratore generale, a farsi carico di andarle a prendere e riportarle all'aeroporto. E a rassicurarle sulle somme depositate all'Ufficio postale. Nel 2009, per puro caso, la ragazza (ormai ventenne) viene a sapere dell'esistenza di una seconda pensione - oltre a quella dell'Inps - di cui non aveva alcuna contezza. È a questo punto che sarebbe iniziata la lunga battaglia di Monica e della sua mamma per capire cosa fosse accaduto per ben 19 anni. In un primo momento, infatti, le due donne non avevano creduto a tale possibilità. Per questo avevano dapprima chiesto con maggiore insistenza notizie più chiare sulle rendite Inail. Ma anche su quel fronte le risposte sarebbero apparse evasive. Solo a quel punto hanno deciso di affidarsi all'avvocato Domenico Vani affinché procedesse contro lo zio. L'uomo, in fase stragiudiziale, avrebbe ammesso i fatti impegnandosi a restituire la somma sottratta, a suo dire pari a circa 100.000 euro, vendendo un immobile a Casalvieri per ripianare i debiti. Gli importi contestati dagli avvocati, però, erano ben superiori. Così, non mantenuti gli impegni assunti, nel 2012 le donne hanno dato mandato all'avvocato Vani e al collega Enzo Clemente di agire in sede giudiziale, civile e penale. La vicenda si è conclusa in sede civile nel 2016 con una sentenza di condanna del Riggi alla restituzione di quasi 540.000 euro. In sede penale (fase che si è conclusa nei giorni scorsi) con la condanna a 6 mesi, pena sospesa.