Cosa farebbero i migranti in un piccolo paesino di montagna, di circa 1.500 abitanti, dove gli stessi cittadini scendono a valle per lavoro e per studiare? Poco e niente che permetterebbe il loro inserimento nel tessuto sociale del paese.

Questo il parere del primo cittadino di Vallerotonda Gianfranco Verallo che, nei giorni scorsi, ha dovuto fronteggiare il possibile arrivo di una decina di profughi tra le montagne del Cassinate. «Cosa ci farebbero dei migranti a Vallerotonda? Quali prospettive di inserimento sociale ci sarebbe se siamo in grado di assicurare ben poco ai nostri? Vivrebbero, quindi - ha affermato Verallo - nell'ozio e nella noia che potrebbe, di conseguenza, degenerare in azioni pericolose per l'incolumità pubblica. In conclusione non ritengo che il nostro Comune si presti a inserimenti di questo genere e per queste considerazioni non abbiamo aderito ai progetti Sprar di inserimento programmato dei migranti».

Nessuna forma di razzismo da parte del sindaco o dei cittadini che sanno cosa vuol dire l'emigrazione (Vallerotonda è uno dei paesi del Cassinate con maggior residenti all'estero), ma solo la realtà dei fatti: i ragazzi che arriverebbero avrebbero ben poco da fare durante le giornate. «L'italiano ha inciso nel proprio dna il cromosoma dell'emigrazione e in ogni parte del Mondo se ne trova laboriosa traccia. I nostri concittadini di Vallerotonda non sono da meno - ha continuato il sindaco - visto che le prime migrazioni, verso i Paesi anglosassoni e quelli d'oltralpe, ebbero inizio a cavallo della prima guerra mondiale. In virtù di queste considerazioni mi sento di interpretare il sentimento dei miei cittadini che non è di rifiuto a prescindere, ma di assoluta preoccupazione. Se si fosse certi dell'onestà e dell'autosufficienza degli ospiti, opteremmo non solo per qualche decina ma, addirittura, per qualche centinaia. Ma questi elementi tranquillizzanti non ci sono».

La vicenda è nata a seguito della segnalazione di un cittadino che aveva notato dei lavori su un immobile la cui destinazione d'uso era presumibilmente mirata a ospitare migranti. Si trattava solo di semplici polizie ma i sopralluoghi dell'ufficio tecnico hanno confermato l'indiscrezione. Così il sindaco ha contattato i proprietari dell'abitazione e rappresentato loro, le perplessità e la contrarietà di tutta l'amministrazione a tale iniziativa, convincendoli così a desistere dalla firma del contratto, prevista per la giornata di giovedì.

Di contro i proprietari hanno accettato ben volentieri la proposta del sindaco di ospitare parte dei numerosi boy scout che «calpestano, ogni anno, i ciottoli del territorio». «Li ringrazio per aver raccolto le nostre esortazioni convito che ne trarranno vantaggi, di sicuro, d'immagine. Queste sono le rassicurazioni che posso trasmettere a tutti - ha concluso Verallo - nella speranza che non vi siano processi di emulazione che prendano ad esempio questa iniziativa fortunatamente abortita». Quindi da possibile sede dove ospitare i migranti, l'immobile è diventato la nuova casa dei boy scout.