Agli atti vandalici non ci si abitua mai. Ogni volta che se ne vede uno, l'indignazione sale immediatamente, specialmente se a farne le spese sono opere d'arte e monumenti.

La cittadinanza, in effetti, non ha evitato di condannare la scritta nera che è apparsa sulla scalinata del palazzo che ospita l'Accademia, proprio alle spalle del mezzo busto di Pietro Tiravanti.

Su quel muro ieri si leggevano due numeri: "4:20". Nessuna lettera, quindi, ma solo un 4 e un 20 a dir poco enigmatici, che hanno lasciato spazio a vari dubbi e riflessioni. Potrebbe trattarsi, in tutta probabilità, del versetto della Bibbia relativo all'Apocalisse, che così recita: «Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede».

Ma perché questo tema? Forse si vuol far riferimento alla caotica situazione geopolitica? Ai rischi di una guerra atomica? Sta di fatto che il tenente Pietro Tiravanti, medaglia d'oro e di bronzo al valor militare, cadde proprio in guerra a Zintan, in Libia, nel 1915.

Sempre in battaglia cadde Norberto Turriziani, anche lui nel primo conflitto mondiale e anche lui medaglia d'argento al valor militare, qualche giorno fa, anche la sua statua posta nel largo che ne porta il nome è stata rovinata, colorando di nero gli occhi e le labbra e macchiandone il petto. Sempre con la vernice era stato imbrattato il muro della chiesa di Sant'Elisabetta, peraltro posto in largo Tiravanti, con il testo di una canzone di Caparezza.

L'altro significato

La scritta al Tiravanti si può spiegare anche in un ulteriore modo. Dato che il venti aprile (4:20), negli Usa ricorre la festa della marijuana. Non solo, secondo la cultura popolare il numero 420 indicherebbe proprio questa erba. Del resto non si può escludere l'intento di inneggiare alla marijuana, dissacrando un luogo austero e profondo come la scalinata del Tiravanti.

Ipotesi plausibile, tenendo conto del fatto che, chi frequenta l'Accademia di belle arti, è probabilmente una persona sensibile alle sottoculture e certamente aperta alla libertà dei costumi.

Tra le arti c'è poi ovviamente la musica, che lì in Accademia non passa inosservata e che vanta trai suoi interpreti i Grateful Dead, paladini del movimento hippie degli anni ‘60, ai quali l'idea del numero piacque, tanto che lo diffusero durante i loro tour statunitensi e mondiali per tutti gli anni settanta e ottanta,creando un mito che dura ancora oggi. Molti pensano che se non fosse stato per loro, non si sarebbe arrivati a istituire la giornata nazionale dell'erba.