I quattro addetti alla sicurezza del locale hanno fornito diverse ricostruzioni della vicenda in contraddizione con quanto fatto dalle persone sentite e anche in contrasto tra loro. Questa discrepanza è da spiegare con il tentativo mal riuscito di minimizzare le proprie responsabilità in una situazione in cui, essendo loro sfuggito di mano il corso degli eventi, hanno partecipato alla rissa. È questa la convinzione dei magistrati. I buttafuori, secondo chi indaga, non hanno avuto un ruolo secondario nel pestaggio di Emanuele. Pertanto, devono rispondere di omicidio. Così come tutti gli altri. Manuel Capocetta, Pjetri Xemnal, Michael Ciotoli e Damiano Bruni, stando agli inquirenti, potrebbero aver rilasciato false dichiarazioni per coprirsi l'uno con l'altro, anche se le azioni relative all'aggressione mortale possono essere state differenti.

Il pool investigativo non crede minimamente alla buonafede degli uomini dello staff. Tanto che in un'ordinanza si evidenzia proprio il comportamento fuorviante di chi era deputato a garantire la sicurezza del Miro. A scaraventare fuori dal locale il ventenne di Tecchiena sarebbero stati Manuel e Xhemal, così come ha sostenuto Sharon Iaboni, presidente del circolo Arci, nel corso dell'interrogatorio davanti ai carabinieri. Michael e Damiano, invece, «sono coloro che hanno accompagnato fuori dal locale un gruppo di persone accalcate vicino alla cassa. Personalmente - ha spiegato la donna agli investigatori dell'Arma - ho visto i due che sono arrivati alla sommità delle scale d'ingresso». Bruni e Ciotoli, uno alla volta, proprio ieri hanno cercatodi spiegare al procuratore De Falco e al sostituto Misiti la loro posizione. Nulla è trapelato dagli interrogatori durati circa quattro ore. Resta da capire, a differenza di quanto riferito in prima battuta, se stavolta abbiano scelto di collaborare, visto che sono stati proprio loro a chiedere di essere ascoltati. Ma la strategia potrebbe essere stata ancora una volta quella di coprirsi l'uno con l'altro. Così come sostiene la magistratura. Ben cucite sono invece rimaste le bocche degli avvocati Vellucci e Masecchia. Entrambi si sono trincerati dietro il riserbo istruttorio. Una tattica che i legali usano quando la posizione è piuttosto compromessa. Oppure perché potrebbe essere saltato fuori il nome di qualcuno. E quindi una nuova svolta per le indagini. Ma non è neanche da escludere che i magistrati abbiano valutato negativamente il tentativo di smontare il pesante castello accusatorio. E il silenzio viene da sé.