Il caso non è chiuso. Ne sono convinti gli investigatori che non smettono di lavorare sull'omicidio di Emanuele Morganti. Anche ieri, in procura, c'è stato l'ennesimo vertice tra i carabinieri, cui è affidata l'indagine, e il pool di magistrati che le coordina. Una riunione probabilmente finalizzata a pianificare l'attività che da lì a qualche ore sarebbe stata fatta. Nonostante il numero dei fermi per l'uccisione di Emanuele sia salito a tre, ieri, in piazza Regina Margherita ad Alatri, è stata ricostruita per l'ennesima volta la scena del crimine con la presenza sul posto di decine di testimoni. Ancora una volta di sera. I magistrati hanno convocato un gruppo di testi per verificare le loro versioni dei fatti. In base alle indiscrezioni trapelate, si tratta di deposizioni che non hanno convinto in toto. Da qui la necessità di una nuova analisi sul terreno. E soprattutto in condizioni similari di visibilità rispetto alla notte dell'agguato. È ormai evidente che la procura abbia fatto una scrematura delle innumerevoli testimonianze raccolte. Con il passare dei giorni alcune di queste sono apparse contradditorie, altre reticenti, per non parlare di quelle ritenute costruite a tavolino. E dunque false. Queste ultime, messe a confronto con quelle considerate maggiormente attendibili, hanno consentito di delineare un quadro più chiaro. Pur nella mancanza di alcuni tasselli fondamentali per l'indagine. A cominciare dall'arma del delitto, uno sfollagente telescopico o un arnese in ferro, non ancora trovati, per passare al movente, tuttora sconosciuto.

Tanto che si è fatta strada anche l'ipotesi dello scambio di persona o dell'agguato a chi si è trovato nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Molto dipenderà da quel che dirà il consulente tecnico d'ufficio nominato per effettuare l'esame autoptico sul corpo di Emanuele. Da quei risultati dipenderanno molti dei destini degli attuali indagati. La procura non scarta nessuna ipotesi finché non sarà chiaro come Emanuele è morto. Da qui dunque la necessità di risentire alcuni testimoni. Ed è quel che è stato fatto ieri sera in piazza Regina Margherita. Poco dopo le venti, sull'area in precedenza transennata, è stata riprodotta la scena del crimine sotto gli occhi vigili del sostituto procuratore Adolfo Coletta. La ricostruzione è iniziata dall'uscita del Miro (il locale dove Emanuele era andato con la fidanzata) per proseguire nei vari punti del piazzale dove si sono susseguite le tre aggressioni di cui il ragazzo di Tecchiena è rimasto vittima. Ai testi, qualcuno dei quali si è presentato incappucciato per non farsi vedere in volto da eventuali estranei, è stato chiesto di ripetere cosa hanno visto e sentito quella notte. Sono stati sollecitati a dire dove si trovavano, durante i fatti, i tre principali indiziati del delitto, ora sottoposti a fermo e ristretti nelle carceri di Regina Coeli e Frosinone. Gli investigatori hanno voluto sapere cosa hanno fatto e come si sono mossi durante l'aggressione. Per cercare di graduare le varie responsabilità dei coinvolti prima nella rissa e poi nell'aggressione mortale. Il tutto è stato filmato e fotografato in modo da avere anche una documentazione su cui studiare i risultati. Ed è stato da brividi, in alcuni momenti, sentire riecheggiare nella piazza silenziosa i nomi del povero Emanuele e dei suoi presunti assassini.