Un quadro indiziario davvero pesante. Il carattere violento che avrebbe potuto indurre i testimoni a rendere dichiarazioni a loro favorevoli. Il rischio concreto di un pericolo di fuga. Sono questi i motivi che hanno indotto gli inquirenti a chiedere il fermo di Castagnacci, Palmisani e Fortuna. Di quest'ultimo, per diversi giorni, non si è saputo nulla. Poi il colpo di scena. A inchiodare Michel sarebbe stato pure Mario il "Freddo" nel corso di un colloquio con il procuratore Giuseppe De Falco. Almeno così sostiene il suo legale, l'avvocato Giosuè Naso. Ma c'è pure un testimone, il cui nome è top secret, a sostenere che sia stato proprio il frusinate a sferrare il pugno che ha scaraventato Emanuele contro la Skoda.

«È normale che in una strategia difensiva – ha affermato il difensore – tutti accusano tutti». L'interrogatorio per la convalida della misura cautelare è previsto per oggi. Il ventiquattrenne di Frosinone, stando alle dichiarazioni del legale di fiducia, si avvarrà della facoltà di non rispondere. Le nebbie sull'omicidio Morganti sembrano ormai diradarsi. Non quelle che avvolgono il movente. Una piccola schiarita riguarda le singole responsabilità. I maggiori sospettati dell'omicidio del ventenne di Tecchiena sembrano, dunque, essere proprio coloro che sono finiti dietro le sbarre. Tanto che ieri mattina, nel suo ufficio all'ottavo piano del Palazzo di Giustizia, lo stesso procuratore, pur ritenendo ferma l'accusa per tutti gli indagati, ha evidenziato che «il quadro si va sempre più precisando». Facendo notare «che non è il caso di parlare di branco». A quanto pare è nei confronti di Castagnacci, Palmisani e Fortuna che esisterebbero elementi probatori piuttosto gravi, tali da farli ritenere gli autori materiali del delitto. «Ho sempre detto qual è il numero delle persone che rispondono in concorso, specificando pure che c'è un carico indiziario diverso a seconda delle diverse figure». Ha precisato il capo degli inquirenti, ricordando pure che «le fasi del pestaggio sono state molteplici».

Ma è stato l'ultimo, quello in piazza Regina Margherita, che ha prodotto la morte del ragazzo. «C'è stata una pluralità di condotte violente progressive». Ha fatto anche notare, sottolineando che «tutto ciò è risultato sufficiente per contestare agli otto indagati la stessa qualificazione giuridica: l'omicidio. Verosimilmente, però, non tutte le persone, che in qualche modo sono venute a contatto fisico, hanno preso parte al pestaggio mortale. Quindi, come avvenuto nell'ultimo caso, abbiamo assunto provvedimenti restrittivi». De Falco ha poi lanciato due messaggi ai testimoni «di parlare e di dire la verità», riferendosi a coloro che hanno già rilasciato dichiarazioni non ritenute verosimili e «di consegnare eventuali filmati registrati con gli smartphone. In un'epoca in cui i giovani riprendono tutto, mi sembra strano che non esista un filmato di un fatto così grave». E sempre a proposito di contributi video e fotografici, ha confermato che «agli atti ci sono oltre quattrocento immagini» scattate per fini pubblicitari da un fotografo presente nel Miro Music Club. Foto che potrebbero condurre anche a eventuali potenziali nuovi testimoni. «L'inchiesta va avanti spedita, con la massima attenzione, analizzando anche quelle foto». Ha puntualizzato il procuratore. E relativamente al movente, ha detto che «le investigazioni proseguono su più fronti e ogni indicazione può essere utile», facendo anche capire che il fronte delle indagini è più ampio rispetto alla semplice lite. Il sospetto, infatti, è che il ventenne di Tecchiena potrebbe «essere stata anche la persona sbagliata nel posto sbagliato». Un quesito, come tanti, che gli inquirenti si pongono. «L'obiettivo poteva essere anche un'altra persona». Emanuele, in tal caso, avrebbe pagato con la vita solo per essersi trovato quella sera ad Alatri. Magari solo perché non ha saputo dire no a qualcuno. Le piste che si battono sono ancora molteplici: dalla vendetta, alla dimostrazione di forza, fino allo scambio di persona. Magari solo un'ipotesi, l'ultima, che, comunque, non va scartata. Ma che non cambia molto sotto il profilo giudiziario.