Il salto di qualità c'è stato. Ma l'inchiesta è ben lungi dall'essere conclusa. Il procuratore Giuseppe De Falco anche ieri ha ribadito: «Seguiamo ogni traccia utile».Tutte le ipotesi sull'omicidio di Emanuele Morganti al momento vengono considerate credibili. Nonostante i tre fermi operati fino a questo momento, l'attività investigativa coordinata dal pool dimagistrati e affidata ai carabinieri prosegue a marce forzate. Non aiuta, certo, il fatto di non aver ancora individuato un movente. Anche per questo ogni pista viene battuta, senza scartare alcuna ipotesi. Dalla vendetta, alla volontà di affermare il predominio sul territorio, a un'aggressione degenerata, perfino a un possibile scambio di persona.

La scena del crimine è stata ricostruita più volte. Anche con l'ausilio del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri. Per avere un quadro il più preciso possibile è stata effettuata una ricostruzione notturna in maniera da riprodurre le stesse condizioni di luce del momento della selvaggia aggressione. Un'aggressione alla quale, sulla base degli elementi attuali, dopo la scrematura delle prime testimonianze, avrebbero partecipato 6-7 persone. Gli investigatori hanno messo insieme le centinaia di deposizioni raccolte. Sulle quali hanno dovuto effettuare una cernita per tenere conto delle dichiarazioni logicamente confuse, data la drammaticità dell'evento, di
quelle poco precise, di quelle reticenti o false, per finire a quelle più accurate. E sono proprio queste ultime ad aver portato gli investigatori ad individuare i soggetti sui quali si concentrano i maggiori indizi. Che poi sono alla base dei tre fermi emessi. Ma il lavoro non si ferma qui.

Si cerca ancora l'arma del delitto. Uno sfollagente o un arnese in ferro che sarebbe stato usato per colpire alla testa Emanuele. Si attendono anche i risultati degli accertamenti tecnici disposti dalla procura. Per prima cosa dall'autopsia, quando verranno depositate le conclusioni. L'esame autoptico, infatti, dovrà chiarire se l'emorragia devastante che non ha lasciato scampo al ragazzo di Tecchiena è dovuta al colpo inferto con un corpo contundente, dalla caduta contro il montante della Skoda o addirittura da una combinazione di questi due eventi. Altrettanto importante sarà sapere se sull'auto sono state trovate, dal Ris, tracce biologiche e impronte digitali. E a chi appartengono. Se agli indagati, alla vittima, ma anche a terze persone. O a più persone insieme. Intanto, è notizia di ieri, rilanciata dall'Ansa, che Paolo Palmisani viene sorvegliato all'interno del carcere di Regina Coeli. Palmisani avrebbe avuto un acceso diverbio con il compagno di cella. Ciò ha indotto la direzione del penitenziario a intensificare i controlli per evitare il ripetersi di simili episodi o che la situazione possa degenerare. Appena entrati a Regina Coeli Palmisani e Mario Castagnacci erano stati posti in isolamento proprio per evitare possibili ritorsioni da parte di altri reclusi.