Caccia al video e alle foto del massacro. Gli inquirenti ne sono certi: la sera del pestaggio mortale di Emanuele Morganti qualcuno fra le decine e decine di persone che hanno assistito alla scena deve aver ripreso, o comunque fotografato, la terribile sequenza di aggressioni che alla fine ha portato alla morte del 20enne di Tecchiena Castello. Del resto, è pratica ormai diffusa e universale quella di filmare e fotografare tutto e tutti, in qualsiasi circostanza, anche le più tragiche. Tanto più se si tratta di giovani e giovanissimi come erano i clienti del Miro Music Club nella notte tra il 24 e 25 marzo scorsi. 

E allora, attraverso l'identificazione delle persone presenti e tramite le testimonianze, i magistrati confidano di arrivare a chi con il proprio smartphone o iphone ha ripreso il massacro di Emanuele. Un'impresa che potrebbe dare una svolta decisiva alle indagini, che ieri sera hanno portato al terzo fermo, quello del 24enne di Frosinone Michel Fortuna, residente nella zona del Casermone, facendo così chiarezza in modo definitivo su quanto accaduto e sul ruolo avuto da ognuno dei presenti. 

In merito, il timore è che, magari per paura di essere coinvolti in qualcosa che sembrava una semplice scazzottata e che invece si è trasformata in un efferato omicidio, chi quella sera ha fotografato o filmato le aggressioni potrebbe aver cancellato tutto. Ma qui potrebbe intervenire la tecnica moderna che consente di risalire a qualsiasi contenuto sia transitato per un cellulare.

E allora la speranza e l'appello dei magistrati e della stessa famiglia di Emanuele è che chi ha filmato o fotografato l'accaduto invii il materiale alla Procura o ai carabinieri, anche in forma anonima. Ciò potrebbe chiarire tutto, chi ha partecipato al massacro e chi invece con l'omicidio non c'entra nulla.