Il blitz dei carabinieri è scattato alle 18. Ad entrare in azione sono stati venti uomini. Non ha avuto neanche il tempo di reagire che, in un attimo, ai suoi polsi sono scattate le manette. Troppi i sospetti per lasciarlo a piede libero. Il rischio, secondo gli inquirenti, era quello che potesse fuggire. Gli uomini dell'Arma lo hanno catturato a casa della madre. E, dopo averlo condotto in caserma, lo hanno rinchiuso nel carcere di Frosinone. Michel Fortuna, 24 anni, residente in viale Parigi, implicato nella feroce aggressione sfociata nell'omicidio di Emanuele Morganti, è il terzo uomo a finire dietro le sbarre. A firmare il provvedimento cautelare è stato il procuratore Giuseppe De Falco alle 16,30 di ieri.

Il palazzo dove viveva è stato immediatamente circondato. E, quando dal comando provinciale è scattato l'ordine, gli uomini del colonnello Tuccio hanno fatto irruzione nell'appartamento. «A suo carico - ha evidenziato il procuratore - così come per Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, sono emersi, nel corso di un'articolata e complessa attività investigativa espletata dai carabinieri di Frosinone,gravi indizi di colpevolezza circa il suo attivo coinvolgimento nel violento delitto. Il decreto di fermo - ha aggiunto - si è reso necessario alla luce della rilevantissima pericolosità desumibile dal comportamento gravissimo posto in essere, in ragione del concreto pericolo che potesse darsi alla fuga. Nonché per prevenire il rischio di inquinamento di prove».

Secondo il capo degli inquirenti, avrebbe anche potuto condizionare ulteriori deposizioni o costruirsi un alibi a tavolino. «Le indagini - ha aggiunto il procuratore - proseguono ancora con il massimo impegno». Segno che i fermi potrebbero salire ulteriormente. Fortuna era stato l'ultimo a finire nel registro degli indagati. La sera del delitto era fuggito prima dell'arrivo dei carabinieri. Pensava di averla fatta franca e che nessuno avrebbe mai fatto il suo nome. E invece no. I magistrati del pool investigativo, composto dal dottor De Falco e dai sostituti Vittorio Misiti e Adolfo Coletta, dopo aver torchiato tutti coloro che hanno assistito al delitto, compresi Mario e Franco Castagnacci, sono riusciti a risalire al terzo uomo. A quello che, secondo alcuni testimoni, avrebbe sferrato l'ultimo pugno al ventenne di Tecchiena, facendolo sbattere violentemente contro la Skoda. Per poi darsela a gambe, un attimo prima che in piazza Regina Margherita arrivassero gli uomini dell'Arma. Fortuna se ne era andato a casa, magari pensando solo di aver commesso una bravata. Di aver contribuito a dare una lezione a chi si era permesso di mancare di rispetto a un suo amico. Poi, alla notizia del decesso, era diventato uccel di bosco. Nessuno aveva segnalato la sua presenza. Poi, più di qualcuno, ha riferito che c'era pure lui a sferrare calci, pugni e colpi di manganello.

I magistrati, ritenendo attendibili le dichiarazioni rese, nel momento stesso in cui hanno formulato la richiesta di accertamento tecnico per effettuare la ricerca di tracce biologiche sull'autovettura, oltre a cambiare anche per gli indagati per rissa il capo di imputazione,hanno aggiunto alla lista Michel Fortuna. Anche lui è accusato di omicidio. E ora è finito dietro le sbarre. Lo difende l'avvocato Giosuè Naso.